- 92 - sparso nelle quattro rivolte; come senza di esse e senza di quella nessun intervento europeo sarebbe riuscito a creare, artificialmente, un’Albania libera. Troppo ferrate erano le passioni e gl’interessi che spingevano alla conquista, e in nome dell’ etnografia i greci nel Sud e nel Nord i serbi in nome di bisogni economici. Ma la questione albanese ebbe la fortuna di restar avviluppata in una rete di grandi fila internazionali che dettero forza di vittoria a dei conati altrimenti destinati a rimanere sterili sì che l'indipendenza, tante volte ricercata invano sui campi di battaglia e che ora pareva perduta per sempre, veniva invece riconquistata nella più sicura pace, sulla linea stessa degli interessi italiani ed austriaci. L’appassionante lotta diplomatica dell’inverno 1912-1913 si è svolta in sostanza, tra due persone che eran schermo ad altri, nascosti dietro di loro. Ciò ne costituiva tutta la difficoltà e causa ancor oggi i facili equivoci di chi troppo è avvezzo a lasciarsi guidare soltanto da tendenze mal riflesse. Questione nazionale albanese e questione internazionale s’intrecciarono così strettamente che ad isolare un di questi aspetti paralleli si rischia di confonderli tutt’ e due. Non tanto si è lottato, si lotta fra Serbia ed Albania, quanto si è ripreso nel 1912 su questo nuovo terreno, in mutate condizioni, il duello fierissimo dell’inverno 1908-1909 fra la grande Austria, o meglio fra la potenza germanica che faceva allora un nuovo passo avanti verso l’Egeo, e l’ancor debole Slavia meridionale tendente a ricostituirsi, per forza propria e coll’ausilio della Russia, all’infuori della sua orbita. La Serbia, soffocata fra le frontiere che si chiudevano ai suoi bestiami e quelle che potevano chiudersi ai suoi cannoni, aveva allora reclamato per compenso all’ annessione della Bosnia, una piccola striscia di terra a settentrione