279 poi el vene a Venecia, e le soe conclusione fonno búlate a stampa; opera molto degna. Dii zeneral, a dì 12, se intese, per letere di Corfù, di l(i mazo, come 1’ era a la Zefalonia, e havia scri-to se li mandasse tutti i navilij, perchè Camalli era per ussir a l’impresa di Napoli. E1 qual zeneral à solum galie 23, tra le qual 4 sole di Candia, et 3 di Tuia, zoè Trane, Mola e Pulignan; tra questi 3 lochi à armato una galia ; umle a Venicxia fo celerato lo armar di la barza grossa, patron sier Andrea Conlarini, con homeni 500; et il comissario dii papa, Pexaro, episcopo di Hallo, solicitava lo armar le 5 galie, di le qual za do erano partite, con pochi perhò homeni, per* andar a compir di interzarsi in Ancona. A dì 18. In pregadi fo spazà la causa di le spezie, venute con le galie di Alexandria, capetanio sier Marco Venier, cargate poi muda. Parlò primo sier Hironimo Capelo, Pavogador. Li rispose sier Lu-nardo Grimani, savio dii conscio. E fu preso di largo, che li merchadanti havesse le specie, e li patroni i soi nolli, per molte raxon tunc allegade. Ilessendo venuto con dite galie uno orator yspa-no, stato al Cayro, fo honorato da la Signoria ; e per terra ritornò in Spagna, et passò per Verona. Havia con si una pelle di drago, granda come di uno cavalo. In questi zorni fo condanà, per il conscio di X, sier Nicolò Zustignan, quondam sier Marín, da San Barnaba, ducati 300, per haver tenuto furatola, e fo publichà la soa condanaxon in gran conscio. Item, acliadete, che uno Domcnego Amai e uno Alvixe de Pelegrin cadeteno in aqua a Venecia, e, volendo ajutarsi 1’ uno con l’altro, tutti doi si ane-gono. Da Milan vidi una leterd. Come, poi che Piero di Medici e Vitelozo introno in Arezo, ebbeno etiam Cortona; c pisani erano a campo a Bientena, e fonno a le man con fiorentini, di qualli ne amazo-no da 500 ; e fiorentini era in paura e tolseno uno novo condutier, Morgante Baion. E fo dito, senesi aver pigliato Pozo Imperiale, e non fu vero. E tra llioro fiorentini si tagliavano a pezi ; e si diceva, avanti il dì di San Zuane Piero saria ritorna in caxa. 132 Di Boma, si ave più avisi. E1 papa diceva voler venir a Ferara, a veder la fiola, eh’ è graveda ; et fece in concistorio uno edito, tutta la corte lo siegua, soto pena di perder de li benefici)', ma poi non vi andoe. A dì 15. Sier Bernardo Bembo, dotor et eava- G1UCN0. 280 licr, podestà di Verona, partì, et ave il zorno poi la commissione. E questo, perchè si diceva, a dì 17 il roy dovea esser a Milan, et non vene perhò; unde esso orator, per temporizar, andò a Trevi, dove stete alcuni zorni, perhò che se intese, a dì 20 il re si partì da Lion, videlicet mazo, et a dì 9 si dovea partir la raina ; sì che sarano longi. A dì 24. Fu publichà a gran conscio la parte di le arme, comme ho scrito ; e che le barche dii conscio di X vadino di zorno per la terra con le bandi-ruole etc., ut patct in parte. A dì 28. In pregadi fu posto, per il coleio, dar il possesso di l’abacia di Bosazo, era dii Dandolo, electo episcopo vicentino, al Cardinal Grimani, al qual el pontefice l’à concessa ; et contradixe sier Lorenzo Dandolo, savio ai ordeni, e disse le raxon di suo fradello. Li rispose sier Domenego di Prioli, el 40. Et andò la parte ; et nihil captum fuit. Da mar, si ave letere dii zeneral, di 4, date al Zante. Come arrà galie 46 in tutto, e atende far la massa ; poi anderà verso Napoli, dove si dice è trata. Da Milan, vidi una letera, de uno, che scrive da Bles, di 30 mazo. Che a dì 21 la raina di Ilongaria si partì da Bles, per venir a Venicxia e per andar in Ilongaria, con bella compagnia di baroni e damisele ; e a dì 27 dii predito si partì il re, pur da Bles, per ritrovarsi poi insieme a Lion. Si judicha, starano 5 o ver 6 dì, poi anderano a la volta di Ze-noa, e, passato che haverano l’alpe, venirano a Milan ; e la raina aspela il re a Lion. Et dice aver veduto una bellissima corte; prima quel di Pranza, poi quel di Napoli e quel di Navara, che sono tre re di corona, et il legato dii papa, eli’ è il Cardinal Roan, e il Cardinal San Zorzi, e il Cardinal Ascanio, qual è in libertà, e l’archiducha di Bergogna; e monsignor di Lanzon, monsignor di Foys e monsignor di Angu-leme, li qualli Ire aspetano el reame, non passano di età anni 15 per uno ; ancora el marchexe de Monfe-ra’, el fiolo dii ducìia di Lorena, el qual è duella di Calabria ; item, ambasarie di ogni potentia, excepto dii lurcho, vi sono, et altre baronie senza numero. Item, crede, il re passerà li monti per venir a Milano. Copia di una lettera dii re di romani. Maximilianus romanorum rcx semper augu-stus etc., honorabiles, fideles, dilecti. Audivimus heri oratorem serenissimi francho-rum regis, fra Iris mei carissimi, sed nullam adliuc MCCCCCII,