- 39 - terre del Regno, a rioccupar quelle lasciate in abbandono dall’ultime emigrazioni slave. 11 territorio di Scutari e la via della Bojana venivan egualmente riattivati dalle braccia degli emigranti di Dulcigno. Intanto i serbi, cresciuti sì, ma spostati sul loro asse naturale di sviluppo, affacciati per breve tratto su mar non loro, mentre tendevano bramoso lo sguardo lungo centinaia di chilometri al meraviglioso littorale slavo della Dalmazia, venivan ributtati fatalmente a premere, secondo la linea del minimo sforzo, verso le più vicine pro-vincie albanesi. Allora è venuta a formarsi nel territorio di Cossovo quella situazione di periodiche violenze, di sangue e di ruberie fra albanesi e serbi, tanto nota per le impressioni dei viaggiatori recenti e che attesta soltanto la tragica situazione d’una razza la quale, ridiscendendo dai monti nelle sue terre originarie, ha trovato il terreno occupato da dei sopravvenuti e si è sentita appoggiata contro di loro da un efficace indirizzo di governo. La condotta albanofila di Abdul Hamid che tali violenze contro i serbi tollerò ed incoraggiò largamente nel trentennio di suo governo, non ha avuto in tutto questo altra importanza che quella d’una concomitante assai occasionale. Più rilievo ebbero forse le inframettenze di altri stati che, come l’Austria-Ungheria o la Russia, ave-van tutto l’interesse di esasperare e di rendere acuto il conflitto. È sintomatico che certe carneficine progredissero in ragion diretta della penetrazione di agenti europei. Tanto è vero che, lungi dal favorire per sistema gli albanesi, la politica turca recente si è sviluppata piuttosto contro di loro sull’altro fronte del combattimento nazionale: dinanzi ai Greci in Epiro. E questo anche il confine dove la differenziazione nazionale riusciva meno netta e dove la lotta si combattè quindi