- 93 - del Sangiaccato e del Montenegro, fino alla Dalmazia. La partita fu persa; forse la diplomazia italiana si è poi pentita un poco di non aver ottenuto dall’Austria quella assicurazione delle sue buone intenzioni future che gli Stati balcanici si son quindi presa fra tante complicazioni da se. La Serbia ebbe l’eroismo ed il buon senso di non rovinarsi allora in una guerra senza speranze. Non appena si è riunita al Monte-negro, essa intuiva che una striscia a mare si sarebbe potuta stendere soltanto a mezzogiorno di questo stato, attraverso il territorio albanese. Senza limosinarla più dall’Austria, vi mise le mani colla forza dietro di se di quattrocentomila baionette vittoriose. Ma nel far ciò doveva incontrare per necessità di cose anche l’Italia solidale nell’esigenza di un’autonomia albanese sostituita di là dall'Adriatico al decrepito governo ottomano, senza alterazione sostanziale della precedente situazione di equilibrio. Per questo intreccio di moventi, il giorno avanti che scendessero i serbi in Durazzo, vi sbarcava fugacemente Ismail Kemal a costituire il precedente d’un governo albanese. Veniva da Vienna e cercava una capitale a Vallona dove l'Italia arrestò appena, con una memorabile dimostrazione del Parlamento Nazionale, la minaccia di un'occupazione greca. Il 2 dicembre vi si componeva il Governo provvisorio d’Albania, mentre pochi giorni dopo la Conferenza di Londra deliberava aH’unanimità i due principii dell’indi-pendenza dell’Albania e del porto commerciale serbo sul-1’ Adriatico, riserbando però ad ulteriori studii la lunga e laboriosa delimitazione dei confini del nuovo stato.