549 mente; et compilo, restò quelli del Conseio di Pre-gadi, qual era sta ordinato far stamalina. Da Brexa, fo lettere di sier Cristofal Capetto capìtanio et vice podestà,9et sier Alvise d’Armer proveditor, di ... . Come li lanzinech che erano a Medola et Carpenedolo sul mantoan, parte sono venuti sul brexan a Montechiari, et dato taia a quelli homeni ducali 250, et li hanno Imbuii. Li qual inimici hanno fatto il ponte su Oio el sono per passar a Canedolo et andar poi ..... Fo lelo una lettera di Mantoa, di 9, del cardinal, scrive de qui .... Come a dì 121’ imperador si dovea partir di Piasenza per Parma et poi Bologna, et instato da li cardinali legati a dover andar a Bologna a incoronarsi, dove veniria il papa, et 1’ imperador disse : « Ho tante corone che le me pesa in capo. » Scrive, Soa Maestà voi pace con lutti, et è per mandar a la Signoria nostra uno suo . . Fu posto, per li Savi tulli, una patente a sier Vicenzo Capello, va governador zenerul in armada, che, andando, stando et venendo, tulli 1’ ubedissa come zeneral et preciedi tutti in ogni caso, dal capitario zeneral in fuora etc., ut in ea. Ave tutto el Conseio. 147, 1,1. Fu posto, per li Savi, una lettera a sier Gabriel Venier oralor nostro apresso il duca di Milan, in risposta di soe, zerca li parlili li ha porlo 1’ imperador, che si debbi intertenir iu pratica, perchè non seino per mancarli di ogni aiuto, come havemo fatto (in bora, con altre parole. Fu presa. Fu poi intrato in la materia di risponder a li oratori di Pranza zerca restituir le terre tenimo in Puia, et fo 4 opinion. 356 A dì 15. La mattina. La terra, di peste, tre, lochi vechi, et 6 di altro mal, tra i qual fo un amalato in casa di sier Piero Marzello a San Tomado. Vene in Collegio li do oratori di Pranza, per baver la risposta. 11 Serenissimo scusoe dicendo, beri fo fatto Gran Conseio el l'alo il Canzelier grau-do, et non si polè, ma hozi si chiameria il Senato et si faria risposta. Vene in Collegio domino Andrea di Franceschi, eleto canzelier grando, vestito damaschili cremexin a manege ducal, con sier Ilironimo d’Avanzago è di Pregadi in searlato, Toma di Freschi secretario in negro, Andrea Bosso secretario in searlato, Lorenzo Trivixaa secretario in paonazo, poi altri parenti soi et di canzelaria in- negro. El qual ringratiò el 550 Serenissimo usando parole, che ’1 faria etc. Il Sere-nissimo li dissp, la canzellaria bisognava esser re-golada, el di questo lo pregava mollo; et |>oi si parli. Vene l’orator del duca di Mila», al qual fo dito la risposta presa beri in Senato, et come si scrive a l’orator nostro, digi al duca etiam lui scriva iu conformità. Vene l’orator di Fiorenza per saper di novo. Da TJdene, di sier Marco Antonio Contarmi luogotenente di la Patria, di 11. Ancor che per altre mie babbi scritto il levarsi del campo del re Ferando di Xagabria, non resterò però di scriver quello clic riferiscono alcuni fanti erano in quel campo, hozi gioirti in questa terra. Quali dicono et affermano certamente il dillo campo essersi levato di Xagabria a li 2 del presente in grandissima pressa per lettere del suo re, et andati a la volta di Vienna per guardia el difension di essa terra. Li quali fanti sono andati con ditto campo (in apresso Lubiana, et poi'voltalo a le nostre bande, non li piacendo quelle guerre, perchè dicono le faetion esser extreme, il pericolo grandissimo el li pagamenti strettissimi. Dicono, el ditto campo esser da 6000 persone, di bona gente, fra alemani et spagnoli, et che carminavano cum gran presteza, perchè si diceva por certo turchi avicinarsi molto a Viena, la qual terra fortificavano in gran pressa, et da ogni parie il re gli mandava pressidio d’ogni sorle di gente et soldati, el comandali ad uno per casa de la Austria el Caranlano. Et la persona del re era a i Linz et faceva tutte le provision possibili per difender quella città. Et dicono ancora questi fanti, che missier Nicolò da la Torre liavea lassalo in Xagabria fanti 400 todeschi a.quella custodia, li quali, per quello haveano inteso, erano fuzili per la raazor parte, perché si diceva il vescovo di essa terra veniva a quella volta con grandissimo exercito sì de li soi come de li turchi. Da Ferrara, del Venier orator nostro, di 356* .... Come il signor duca liavia haulo aviso da li soi oratori, di Piasenza, che havendo parlato col gran canzelier, dicendo voleauo baver audientia de l’imperador et non l’haveano potuta baver, et poi liavia parlato con un fiamengo secretarlo, che successe in luogo di quel. . . . , (Giovanni Halle-mann) che Cesare li fé laiar la testa, chiamato el qual è in inimicilia del gran canzelier, qual li ha ditto : « Avè vu mandalo ampio ? » El risposto di si, li ha ditto che li farà dar audientia. L’imperator dovea partir per Parma et poi per Bologna. MDXXIX, SETIEMBRE.