627 una traversa alzò el brazo, dè una farita in la testa da quello valente ienuese, da che indicavano tulli esser sufficiente per doi tali ioveni. Et con quello colpo se rende el genuese et resta preso-nier de quel iovene per ventura, el continuo sona i trombetti presomluoso sono et i tamburini simili modo. Et da poi el iovene va da illustrissimo duca et fece un presente dal suo prezoniero el così fornisso el conflilto. Non altro se no che sia la vostra magnificenlia con tutta la compagnia conservata in bona sanità. Comandemi a la ma-gnificeutia de missier Tomaso Moresino. El secretano del signor ambasciato!’ patron mio observan-dissimo se comanda assai a vostra magnificenlia. Vale. 1529. A dì 26 augusto. Barnardin Fiamingo. 404') io ho hauto li bolzagini a tempo,.mi piaceche vi contentate de li polli, se ben seli incerto del partirvi, che utinam indusiasti a tempo novo. Mi dispiace de Isabella che babbi mal de denti, che me comanda se possio de qui alcuna cosa, el anehe me dispiace che non sapi de Diana, lo sum rima-slo satisfatto de la nave el di le securationi che farcii. Voi regraliereli infinilamenle el dirissimo missier Johtfn Francesco Loredan, che per tante et tante voce me risona quello che sua magnificenlia per sua bontà dise di me, che cerio io non mel merito ; con lui I’ è vero che non po haver mazor servilor di me in ogni loco, et sentendomi debole, io prego Dio che mi recuperi et furiali più bene di quello per me desidero, raccomandandomi infinilamenle a sua magnificenlia. Io pur gli scrissi in mie relazioni, noi) so se l’babbi havute, perchè con quel poco che io potevo el sapevo rin-gratiava sua magnificenlia. Me piace me lenite ad-visalo de nove continuate. Io espeto le spetie, il zuccaro el la felza. Non so quanto me lenirono de qui, che zuoba compie do mesi, et per mancamento de burchi sono qui pur pur assà biave, et Dio vogli non rimangano. Et ami contesso che io mandi legne et paglia a Verona con la mazor eli-calia del mondo, assicurandomi esser el fiato anzi l’anima de questo stato, pur mi ha dalo collegio iu questa maleria questo durissimo retlor. Et sino qui de li pochi burchi, parendomi più importante la cosa de Verona che mille stara de tormenti, (l; Lettera inserta in originale con sigillo di S. Marco. 628 havemo fati cargar due gran burchi de legne el 4 altri ne faremo presto cargar, et altenderassi a paglie, a legne et a tormenti. Et credete che sono cargi fastidiosissimi, el maxime senza danari con credili; basti, se supera l’impossibile! Io sum stalo incognito a Ferrara, et dogliomi non sia stato con Candían et Piero. Arrivai de sera sabado con 5 zenlilhomeni de questa Ierra, tra li altri el mio medico, tulli doli et costumati compagni, in casa de uno zerman del mio medico zenlilhomo ferrarese, con bona casa, zenlil aparati et meior ciera, nè putì tanto scondarmi che Io conte Camillo Ta-xon non mi venisse a trovarme con monsignor Diedo, et tandem non vulsi partirme de la compagnia lauto grata, pur sollo pretesto de prome-lerli andar a veder Ferrara per i giorni da sua signoria, me lassò con conditione che la malina andasse con lui s’ una feneslra a veder lo baila-mentó. Cussi me mandò un ubili (?) et con sua signoria, il Diedo, el medico el io andassemo in duo camere, Puna ad un balcón vi erano 3 zen-tildonne con donzelle sue de quelle del Forno, et in quella stessemo el Diedo, el medico et io, dove che, per star molto, come intenderete fu ap-parectiiala bella colazion. Io non vulsi manzar, né 404* manco el medico, perchè (ulti doe ci sentivemo indisposti. Et perchè sapiati ogni cosa, erano gli slecali grandissimi, et per combatere a piedi et a cavallo, atorno de li qual n’erano infiniti soleri su balconi et sopra la giesia del domo assai persone, se indicò per la peste, non obstante che li poteva esser due mille forestieri, da 8 milia persone. Da primo saperele la condition de li homeni el la causa del combaler : sono duo zoveni, uno si chiama Zan Chrislofolo Basco d’Alexandria, homo grande et de gra;i parodialo et maxime in Ferrara, de anni 20, ben disposto, bello come un anzolo ; questo solo la conduta del Christianissimo re havea fanti mille, et era capo de colonnello, l’altro è uno Filippo d’Oria, de bona condilion, zovene da 22 in 23 anni, ancor lui bave condula da esso Christianissimo de tanti 1000, et capo di colonello. I qual erano amici grandissimi ; la differenza tra loro fu davanti monsignor de S. Polo, che hessendo venute in campo victuarie, fu sachi-zato certe robe, et venendo a le rechie de monsignor de San Polo, disse: « Che compagnia è siala? ». Il Basco disse: « La compagnia de Filippo d’Oria ». Filippo era da dreto et disse: « Che te hastu impazar de fati*inei ? ». Et lui rispose: « Il capitano mi ricerca, io P ho dillo perchè P è MDXXIX, SETTEMBRE."