64 questa inedita relazione dell’arciprete Bini, danno alle stampe tutto quanto interessa la storia ecclesiastica e liturgica. E indicata, cioè, la circoscrizione della parrocchia, e il suo distacco da Venzone, avvenuto, non senza « varias et acres discordias », per disposizione di Bonifacio IX nel 4 ottobre 1391. Però da Gemona dipendevano ancora 23 chiese secolari e 5 regolari, benché scarso in proporzione fosse il numero degli abitanti (4292). In un capitolo distinto tratta il Bini della dignità e degli Uffici del parroco di Gemona, poi nominato arciprete, dei registri dei battezzati che « raro et unico forsitan in hac Dioecesi esemplo » risalgono al 1379, e sono bene ordinati fino al 1487, poi di nuovo regolarmente dal 1553. Più a lungo viene discorrendo della chiesa matrice di S. Maria Maggiore, si per quanto riguarda la fabrica, i dodici altari, gli ornamenti, si per i privilegi ottenuti. Chiude la relazione con un indice esatto delle reliquie e un inventario delle suppellettili preziose. La relazione del Bini dovette agevolare di molto la visita pastorale del patriarca Daniele Delfino. 133 5. L’ospedale di S. Maria dei Colli di Gemona, ossia S. Spirilo d'Ospedaletto, e notizie di altri luoghi pii di Gemona, del sacerdote Valentino Baldissera. (In Archivio Veneto, Tomo xxxiii, pag. 339 e segg.) — Venezia, Visentini, 1887; pp. 22, 8° (R. O-B.) Tra il secolo xi e il xiii circa quattordici ospizi si trovavano in Friuli lungo le strade, per l’uopo dei viandanti. Di questo di Ospedaletto non si ha ricordo anteriore al 1213, quando sarebbe stato edificato dal vescovo Marzutto dei signori di Gemona, i cui successori continuarono a beneficarlo con lasciti. Dal 1260 ebbe un priore in un frate Bentivegna. Dipendeva dall’ospitale di S. Spirito della regola di S. Agostino, ristabilito in Roma nel 1199 da papa Innocenzo III, e aveva giurisdizione temporale e spirituale sopra la villa di Camporosso, Malborghetto, S. Leopoldo ed altre del Fella oltre confine. L’autore a questo punto parla dell’antica strada bariglaria, e della seconda, di cui cita alcune memorie, e che correva sul piano dell’attuale. Dell’ospedale propriamente detto, che nella prima metà del secolo xv era nella massima prosperità, nessuna traccia materiale oggi rimane : l’istituzione medesima era stata soppressa per supplica del comune, che vi aveva ingerenza, con decreto del Senato 11 agosto 1785. Le rendite di 255 ducati, depositate, servirono poi, nel 1796, a mantenere l’esercito austriaco