LA CELEBRAZIONE DI L. F. MARSILI ALL’ ARCHIGINNASIO 41 dezza : il vecchio generale dell’impero e della Chiesa, lo scienziato di fama mondiale, l’uomo vissuto senza affetti famigliari, che si sforza di insegnare i primi rudimenti del sapere ad un suo nipote orfano, tredicenne, quasi analfabeta, che tristamente vegeta con un corpo infermiccio, con una mente incolta. Così in Luigi Ferdinando Marsili si adunavano varie e numerose le qualità che rendono egregio un uomo sollevandolo al di sopra della stagnante atmosfera di tutto ciò che nella vita è mediocre. Esuberanza del suo animo fu la impetuosità, ma questa impetuosità fu sempre espressione, anche se tumultuaria e perciò, talora, tutt’altro che lodevole, di una cristallina coscienza che non pativa ingiustizie od infamie. Accanto al battito generoso del cuore la luce dell’intelletto, che mai non posava e di cui eccellenti furono i frutti. Ardente ed instancabile il lavorìo del pensiero, attività quasi febbrile che si esplicava in una stessa giornata in disparati oggetti. Stupisce invero l’agilità con cui il Marsili passava dai calcoli astronomici alle analisi chimiche, dalle ricerche archeologiche a quelle geologiche ed etnografiche, dalla zoologia alla botanica, dalla mineralogia alle indagini marine, dalla ingegneria militare all’idraulica. Forse mancanza di profondità, e perciò leggerezza da dilettante nella ricerca scientifica? No, fenomeno codesto in parte dovuto ai tempi in cui operò il grande bolognese. Era allora il fervore del metodo sperimentale, per cui all’umano sapere si aprivano nuovi, vasti, insperati orizzonti; quale meraviglia se nobili intelletti, nell’ardua fatica per raggiungere un vero e nella gioia di averlo conquistato, scintillavano di caldo entusiasmo, quasi poetico, quasi eroico per altre ricerche, per altre conquiste in altri e diversi rami della scienza e sempre con non mai sazia bramosia? Ma poi, carattere della nostra stirpe è l’agile versatilità: tra il seicento ed il settecento nella luminosa figura del Marsili sembra essa quasi il perdurare della tradizione dei grandi geni italici del medio evo e della rinascita, una delle tante prove di quella nostra duttilità, per cui anche oggi in un medesimo spirito possono coesistere le doti di uno scienziato austero e quelle di un letterato o di un artista.