66 CAro ii. « gessi e solfi delle miniere che sono nella Romagna » (manoscritto che ora viene pubblicato), altri sono relativi a perforazioni di pozzi, sia nella pianura bolognese (Barigella, Co’ di Savena, Minerbio) sia in Olanda presso Amsterdam. * *■ * Le paludi bolognesi e il corso del Reno. — Le condizioni idrauliche delle paludi nella pianura bolognese furono oggetto di studio e di preoccupazioni da parte del Marsili : studio che si manifestò più volte a distanza di tempo, nel 1715, nel 1717 e nel 1728. Conviene ricordare che il Po fino alla rotta di Ficarolo avvenuta alla metà del secolo XII correva a mezzogiorno di Ferrara, dividendosi presso Ferrara nei due rami, Po di Volano e Po di Primaro. La rotta di Ficarolo determinò la formazione di un nuovo alveo a settentrione di Ferrara, l’alveo attuale, Po grande o Po di Venezia. Il quale nuovo alveo divenne di tanto prevalente sull’antico, che questo, il Po di Ferrara, sulla fine del secolo XVI, era pressoché del tutto abbandonato dalle acque del fiume. Il Po di Ferrara, privo delle acque del Po, continuava a ricevere a Porotto il torbido corso del Reno, fino a che nel 1604 il Pontefice Clemente Vili deviò il Reno dal Po di Ferrara e lo gettò a colmare la Valle Sanmartina. Ma il Reno, rotti gli argini della Sanmartina, vagava disastroso pei territori di Ferrara e di Bologna. Questa era la situazione di cose che, un secolo dopo, nel principio del 1700, il conte Marsili prese a considerare: situazione di cose che ogni anno andava aggravandosi e di cui era difficile trovare soluzione sia per motivi di ordine tecnico, sia per contrastanti interessi dei territori e degli Stati confinanti. La soluzione che i Bolognesi caldeggiavano, appoggiandosi, all’alto valore tecnico di Eustachio Manfredi, la immissione del Reno nel Po grande, trovava serie e fiere opposizioni. Anche il conte Marsili fu consultato nel 1715 dal Senato Bolognese. Ed Egli, visitate le valli, confermò il proposito di Eustachio Manfredi che il Reno dovesse essere condotto a sboccare nel