122 CAPO IV. zioni colà raccolte dal Marsili (x), infine col denigrarne il valore (2). La controversia, cominciata nel 1721, si trascinò per varii anni, senza mai venire a definitiva conclusione, finalmente nei primi del 1726 la Curia Romana, cui era stata deferita la soluzione, diede incarico a Mons. Prospero Lambertini dotto, probo, illustre prelato bolognese (che fu più tardi cardinale, arcivescovo di Bologna ed infine papa Benedetto XIV°), col parere e con le opportune proposte, pel competente tribunale. Ci furono conferenze e congressi cui parteciparono, insieme col Lambertini, il Legato di Bologna, card. Ruffo, Mons. An-sidei, ed il giudice Battaglini; il Lambertini diede prova di grande interessamento per la nuova Istituzione, di molto senno, di tatto squisito, e di perfetta conoscenza della questione. In seguito alle di lui conclusioni, la Segreteria di Stato, con lettera 3 agosto 1726, dava le opportune norme al Cardinal Legato, perchè venissero accettate, insieme con le donazioni del Marsili, le condizioni, meglio idonee ad un miglior funzionamento dell’istituto, che il Marsili aveva proposte. La sola condizione non bene accolta dal Lambertini, perfetto conoscitore degli uomini e dei tempi, fu quella intesa a « levare l’ingerenza dell’istituto del Reggimento e darla al Legato », in considerazione che: «...col tratto di tempo, un aiutante di camera del Cardinale Legato diventerebbe il padrone dell’istituto ». Ma l’Assunteria, seppe frappore curialeschi ostacoli in modo (*) « Questa libraria è tutta nelle mani del Signor Cesare Sardi, ca-« veliere lucchese, che negozia così nobilmente in Amsterdam, e che « quest’ora farà quelle disposizioni che ordinerà l’Assunteria, e che questa « volta, miunita di un mio mandato, non avrà quelli affronti che si poteva « figurare, quando da sé stessa tentò, inscio me, di voler esercitare jurisdi-« zione sopra de’ capitali consegnatili da me, mio mandatario legale, in « un tal Piazza, dove la pontualità nell’ordine e mezzo del negozio è al-« l’ultima perfezione, senza riguardo nè meno a teste coronate, non che ad « un’Assunteria di Bologna, che colà, assicuro V. E., non sanno nemmeno « che cosa sia, ridendone fra loro. » (Cfr. lettera al Card. Ruffo del 1° settembre 1726). (3) Quattro uccellini, farfallette, ed un mazzo di canne d’india... ! » COfr. lettera al Card. Ruffo del 13 settembre 1726.