MCCCCLXXXXVIII, OTTOBRE. 58 dò a Milan, et il ducha viste non le aperse ma le dete indriedo, et poi vene a Crema e le mandò qui. l)i Spagna di sier Domenenego Trivixam cava-lier orator nostro, di 22 selembrio, data a Saragosa di Ragon. Come in quel zorno quella terra havia ju-ratò fedeltà a don Michiel principe nepote di le regie alteze ; et che il re dia partir per Castiglia, poi anderà al Almaza a Ochagna et Madril. Ilem, che il re stava meglio, et la ràina non era sana ; et che il re havia suspeso la intrada dii cardinal di Valenza fiol dii papa, perchè havia inteso voler disponer el capelo, la qual intrada è di ducati 1G inilia, etsoa alteza voi darla luì ad altri. Da Bologna di Antonio Vincivera, di 25. Dii partir di Zorzi Negro. Come li oratori fiorentini, sono stati qui, erano'passati de lì, et haveano ditto mal di la Signoria nostra, et che noi volevamo quello era raxon sua insignorirsi di Pisa etc. Et come Lucha di Lauti fece intender havia aviso a Berga esser zon-to uno comissario fiorentino con alcuni fanti. Da Vicenza di sier Hironimo Capello proveda-dor per le camere. Qual diceva il mal havia fato de lì Prosdozimo di Colti, unde fu preso, tra misier e con-sejeri, di retenirlo, e fo mandato a retenir; tamen da poi zonto qui esso sier Hironimo Capello, fo menalo in quarantia criminal et fu asolto di tutto el eonsejo. Fo aldito li oficiali al dacio dii vin. Et fatoli gran rebuffo perchè non scodevano da li debitori, et li vini da poi stimati lasavano andar via, cossa contraria al lhoro capitolar, et li fono facti alcuni mandati in scritura dovesseno osservar. In questo giorno nel eonsejo di pregadi fono mandati do savii a terraferma, sier Alvixe da Molin et sier Zorzi Corner el cavalier, dal conte di Pitia-no, a la Zudecha, a intender la sua ferma opinion ; li qualli sepeno tanto far, che esso conte rimase contento di la deliberation nostra facta eri, sichè altro non bisognava far, et tutto el eonsejo fono aliegri di haver adatato questo nostro governador. Ilem, fo messo parte di scriver a Zuam Dolze in Aste, come era sta tolto il marchexe di Mantoa con nui per mandarlo a Pisa, et dovesse notificarlo a domino Zuam Jacomo Triulzi, et tamen reservarli quello li era sta promesso, eh’ è capitano zeneral ; fo gran disputation e fo preso di diferir. E da saper come in questi dì vene in questa terra domino Galeazo di Bentivoy, fiol dii magnifico Joanne, prothonotario apostolico, veniva di Jerusa-lem stato in peregrinazo, et vene incognito, fu dal principe, disse come il gran maistro di Rodi li havia ditto il Turcho armava, etc. A dì 24 octubrio in colegio, vene domino Chri- 23 stophoro de la Tuada episcopo gladatense, orator dii ducha de Milan, che stava in questa terra fermo, era stato fin hora in caxa amalato di gote. Disse prima una autorità de la bibia in Maccabei molto longa, et poi da si exortando questa Signoria a la paxe, et che havia scrito al suo signor si metesse nel ducha di Ferara, el qual ha grande observantia a questa illu-. strissima Signoria, et è suosero dii suo signor ducha, èl qual si havia risposo esser contento, e però exortava si dovesse atender a questa bona opera. Li fo risposto per el principe sapientissimamente, et che mai da nui non havia manchato ni mancheria di eerchar la paxe, et che mantenivamo la fede, et per quella si facea la guerra. Vene frate Hironimo heremita, venuto di Mantoa, et disse come el suo signor non voleva altro se non quello vuol la Signoria, et che come fiol el domandaria, et la serenità del principe come suo padre li respondaria, nè altro disse e ussì fuora. Vene el conte di Pitigliano e disse voler far quello voleva la Signoria, et aceptò el segondo partito di haver a l’anno ducati 50 milia, et voi la ferma per anni 4, et dimandò poi uno di Boni da Brexa, era bandizato, per amor suo fusse fato salvo conduto, è chiamato Polonio ; demum voria andar a Pisa in servicio di questa Signoria. Li fo risposto per il principe nostro a tutte parte, et che era acostato a una Signoria che non manchava mai, et di andar a Pisa non era tempo, et dii salvo conduto si vederia. Poi dimandò fusse scrito a li rectori di Brexa in re-comandation dii loco di Gedi dove el sta, et cussi fo scripto. Era qui suo secretano domino Jacomo di Nolla qual in effigie somegiava tutto esso conte, et cussi grasso. Vene l’orator dii ducha di Urbino, domino Ma-chario, disse quello' havia dii suo signor di campo, tamen nulla da conto. ‘ Da Ravena, di 22. Come havia el nostro campo si dovea levar a dì 24 e andar in Casentino ; et come quella madona di Forlì facea ogni mal la potea, et faria etc. D i Rimano, di 21, di Marco di Santi. Come era zonto lì FAlviano con 200 cavali, lizieri, e venne a l’impresa di Casentino. Da Mantoa di sier Nicolò Foscarini, di 22. Come li provisionati dii marchexe vedendo non haver danari comenzavano andar via; che il ducha di Milan a di 24 dovea esser a Cremona con uno araldo dii re di romani, si duol che ’1 marchexe non habi tolto il stendardo, et menà con lui el signor Galeazo,