79 MCCCCLXXXXVIII, OTTOBRE. 80 sfato a custodia dii monte di Verna. Item che 1’ Al-viano andato a Popi, volendo intrar, fo serato le porte. Marchio di Rimano entrò nel revelin, et domino Astor Bajon-col sfocilo volse tenir la porta ma non potè che fu serata, et si l’havesse abuta la lan-za l’aria tenuta; et nostri voleva darli la bataja, havendoli dito si rendeseno, ma inteso veniva 200 fanti, restono di darla et fono a le mano con li diti, ne preseno 70 in 80, et 40 fono morii, il resto fuziteno via. Et Capom Caponi fiorentino, qual havia 3000 ducati, fuzite ; de’ nostri fu morto uno cavallo di uno balestrici Et che in Popi era sol uni 200 fanti comandati, nè li veniva altro socorso; et il signor Rortolomeo d’Alviano li dovea dar la bataja, tamen fin 24 bore a dì 25 nulla intendea avesse fato ; et che nostri haveano.habuto il castelodi Franzola che fa fuogi 25, et postovi Zorzetoalbanese homo d’arme dii signor Carlo Orsino, a custodia. Item, rcchie-de fanti et fanti. Fo expedito questa malina per colegio questi contestabeli, qualli dovesseno andar a Rimano a far li fanti e andar a Bibiena, et fo mandato li danari a Rimano, zoè Vincenzo di Naldo era a Ravena 300, Zuam da Feltre 200, Zanon da Colorgno 200 et il conte Lamberto di Soiano, qual voleva far 300. In summa 1000 fanti, con paga perliò di provisionati, eh’ e ducati 3. Di campo di proveditori, de 27, apresso ViUa-francha. Come haveano comenzato a dar danari a le zente. Et di una praticha havia con uno di haver una porta di Forlì, tamen, etc. et stariano (in marti, poi si leveriano per andar a Bibiena. Et da Ravena di 28, ditta praticha non era nulla et si abusava; et il signor Antonio Maria Ordelafo scrisse a la Signoria excusandosi. Di Rimano dii secretano nostro, di 27. Di la tornata dii signor con il qual si havea alegrato nomine domimi; qual rispose esser nato uno servo a la Signoria, et come havia messi di fiorentini li voria dar soldo, urule voria cavalchar in servicio nostro e non livrar il soldo indarno. Fo terminato in colegio et balotato una paga per voler il cavalchi. Djl Ferara dii vicedomino, di 27 et 28. Come quelli conti di Montecuculo si voria acordar a soldo nostro, et che fiorentini li voi: voria haver la ri- 32 sposta prima di la Signoria nostra. Item, bavia ricevuto li brievi si mandava a Pisa, qual ha mandati a Castelnuovo; et che de lì si dice el marchexe di Mantoa è acordato con Milan, et quel ducha di Ferara è consejo. Di Mantoa, di ster Nicol/) Fuscarini, di 28 a hore 23. In conformità di la lettera mostroe domino Antimacho, a le qual richieste fatoli per esso marchexe, con il qual era solum li soi do fratelli el pro-thonotario et il signor Zuane, et il conte Zuam Piero di Gonzaga, esso proveditor li havia risposo saviamente dicendo: questo non era quello si aspectava la Signoria nostra. Or disse: « Me haveti inteso »; et mandò copia di la lettera scripta a domino Antimacho. Et per colegio li fo scripto non*dovesse far moversi le zenle d’arme dii cremonese dove erano alozale; et che ditto marchexe li havia dito che Ili-ronimo Zenoa, quando el vene la prima volta, li havia promesso questo per la Signoria. D.i Brexa, Bergamo et Vicenza lettere. Ma nulla di conto. Et vene uno messo di la comunità di Bas-sam, dolendosi non poteva far come Cologna, et il principe persuase a far, etc. De poi disnar, fo pregadi, et chiamato el consejo di X con la zonta di danari. Erano capi sier Baldisera Trivixam, sier Francesco Mocenigo et sier Piero Balbi, et quelli di zonta fono questi sier Marin Venier, sier Antonio Grimani procurator, sier Antonino Va-lier, sier Zuam Pixani, sier Polo da Mulla,. sier Piero Loredam et sier Michiel Fescari, et li procuratori el il colegio, zoè savii grandi e di terra ferma, steteno poco : è da creder facessemo qualche ubligation de li depositi ctc. Fono fati, etiam cai dii consejo di X, per il mexe di novembrio, sier Cosma Pasqualigo, sier Beneto da cha Pexaro et sier Piero Balbi. Di Mantoa vene lettere di sier Nicolò Foscarini, di 29. Come el signor li havia dito feva meter in horrline le zente sue sora Po, et scrito a le nostre andasse a Hostìa perchè fosseno in hordine a passar Po, e mostreria di passar per Graffignana, maxime habendo habuto 1’ ordine za di vegnir in Romagna, et che ha auto il passo dii ducha di Ferara, qual pe-rhò voria saperlo do zorni avanti, etc. Dii Rovere, di sier Nicolò da cha da Pexaro podestà. Dii zonzer lì di certi schiopetieri alemani, vano dal marchexe a Mantoa, venuti nonostante 1’ e-dito dii re. Et che a Trento si facea repari per dulìito de’ nostri ; et esser nove, turchi daniza alcuni lochi di l’imperador, et esser soa majestà chiuso contra il re di Franza in una vale : tamen non era il vero. Item, che lui seguiva la fabricha ; et li schiopetieri passati, in tutto 211. Di campo de li proveditori a ViUafrancha, a dì 29. Non erano ancor mossi aspectando lettere. .Le qual a hore 4 gionseno, et quelle lettere la matina partano per Casentino, dii qual locho si havia bone nove. L’Alviano prosperava ; et Piero di Medici pian-