505 MCCCCLXXXX1X, MARZO. 506 in Russia esser tornato con qualche danno di cavali per li gran fredi, e senza preda. Ilem, ha per uno venuto in Costantinopoli, aferma il preparar di l’armata e far gran numero axapi, chi dice per Rodi e chi per Puja. Et che era venuto lì a Cataro do dii conte Zorzi Zernovieh, quali sono andati dal sanza-eho, voi adatar la cossa. Itevi, ha riceuto li due. 200 per la fabrica et li 40 per far il ponte, tome» il san-zacho ha ordina che se nostri lavorasse in la Pre-ulaca non fusse lassati lavorar. Ilem, esso prove di-tor solicita le provision per quel loco, et se li mandi uno altro contestabile. Noto. Havendo scrito di sopra la lettera di Placi-dio, par la rota ave quelli dii re di romani, fu a hora di vespero, fono morti 3000 di quelli di ditto re ; et sguizari voleno recuperar Fuisimburg che per lo episcopo di Cuora fo dato a esso re. Ilem, l’artilarie è zonte a Rosana, lo episcopo à usato gran tradimento, lì à mandato do falconeti misier Zuam Jacomo di quelli erano al castel de Misoeho et che a dì ultimo fevrer zonse a misier Zuan Jacomo il corier con le lettere ringraciatorie. In questa matina, in quarantia criminal, li avoga-dori condanoe Rorido Nerli fiorentino, marchadan-te, stava in questa terra, incolpado habi abuto prati-cha con Arom zudeo, et di le uxure facea, et maxime per una zoja di gran valuta intrigata a sier Marco Loredam q. sier Antonio procurator per la moglie, ricevuta dii ducha Vlacho, al qual di uxure mediante questo numero Arom li manzo assai danari, et par la dita che vai assai l’avesse computà le uxure per ducati 5000. Al Colloqio di ditto Arom mi tochò esser come signor di note : et fo condanato ducati 1000 a la Pietà, 500 a’ presonieri sono in prexon da do mexi in qua et ducati 300 a li avogadori ; et ave ditta balote 21. A dì 9 marzo. In collegio fono alditi alcuni pa-trizii che dimandono la satisfation di la stana per le nave sono retenute in Cypro ; et per la Signoria li fo dito se consejeria, etc. Vene l’oralor de Urbin con lettere dii ducha, di 3 di Urbino. Avisa haver lettere di li soi di Ribiena, stano lì et stirano. Ilem, ha di Fiorenza avisi, et ha mandato uno suo ivi, qual lo aspeta. Et che fiorentini voleno l’acordo, fano oratione, si duol dii ducha di Milan, e non pono trovar denari. Itevi, ha lettere da Ribiena di quel suo Donino di 26, che lauda Lazaro Grasso è lì ; et che li spagnoli andono fuori a Santa Maria dii Saxo, tolse a quelli fanti vino, ojo e sai, et Ihoro voleno il vino di questa preda ; et di homeni di esso ducha è morti 13 et amalati 80, da poi la par- tala di esso ducha, et è fuziti molti fanti di la compagnia, tavien fano le guardie. Da Castel Delze di proveditori, di 5. Come li for-nari mandati ivi per far pan per il campo bastavano, perhò che fo mandato Jacomo Rertoldo, lavora ai forni a San Riaxio, et altri ; et che ’1 conte si duol di tempi et con dificultà ai lochi vicini si dà il viver. De i nimici nulla intendeno. Et mandoe una lettera abuta di uno Vicenzo scrive di un’abacia a di 3: come al Rorgo son zonti 300 viteleschi fati a Cortona, et li soldati di Frachasso ha abuto ordine di par-tirse, et volea brusar le stantie: fano gran guardie, non si parteno. Itevi, hanno lettere di Sojano che la madona di Forlì pur lo manaza, tamen à 600 fanti et si poi ben difender. Dii conte di Pitiano. In recomandatione di Marco dal Castelazo condutier nostro, che li è morti do cavalli, voria prestanza; et lui medemo vene in collegio, et fo comesso la sua expedition ai savii di terra ferma. Etiani vene uno messo di Astor Rajom suo capo di squadra, dimandando per nome di Ra-joni danari, et non poleno star cussi : li fo risposto si faria. In questa matina in Rialto fo ditto esser morto .sier Hironimo Zorzi el cavalier orator nostro in Fran-za; et vene dita nuova per via di alcuni savogini, la-men li savii volseno saper la verità di questa cossa, et disse haver udito, tamen non fu nulla. È da saper sora porto vene la nave di salumi vien di Costantinopoli, et portò lettere di 11 zener di sier Andrea Oriti. A dì 10 marzo. In collegio vene il messo dii san-zacho di Scutari con 4 con lui, acompagnato da Alvise Sagudino secretino nostro, qual havia uno gran penachio in testa con assaissime penne, qual tòchato la man al principe, facendo riverentia, fu messo a sentar su la bancha de’ savii in mezo di loro, per me-zo el principe. El qual presentò una lettera, la qual per esser in schiavo servo non fo potuta lezer ; et disse era interprete sier Alvise Soranzo, è a l’armamento, et disse non voleva dir altro ma si referiva a la lettera, et basò la man al principe, et nel partirsi andò indrio, cullo fuora ; et presentò per nome di Ferisbei sanzacho preditto uno tapedo picolo et una brena di cavallo lavorata ; et fo ditto il tapedo si meteria in procuratia, tamen l’ave el principe, et la brena salvar, dà donar via. Da Costantinopoli di sier Andrea Orili drizala 202 * a Zacaria di Freschi, date in Pera a dì il dizem-brio in zifra. Come l’ultima Porta, fo spazà schiavi per il paese, per far 24 milia homini por i remi, zoè