359 MCCCCI.XXXX1X, GENNAIO. 360 chate, per la via di Roma, dii Cardinal San Dyonisio. Ilem, lì è gran sinistro di alozamenti per la moltitudine di zente a la corte et gran carestia di viver. Dii reverendissimo patriarcha nostro vene una lettera al principe come voleva audientia per la eos-sa di San Bortolo ; et nulla fo risposo. Da poi disnar fo collegio, et vene queste lettere : Et prima. Da Pisa di proveditori, di 16. Di la extremità et penuria di quelle zente ; et replicha quello scrisse-no eri, li condutieri esser venuti da lhoro, e don Forante fiol dii ducha di Ferrara li ha ditto aver inteso essi condutieri volersi partir, siche stano con fastidio. Avisa il ducha di Milan haver fato conto non si trazi oro dii suo paese, per tanto aricòrdavano la via se-gura in zifra, di Monte Figalese e dia passar per Módena dove è capitanio Malio Mazon molto servi-tor di la Signoria nostra, e perhò suplioha sia rhan-dati danari, et fo ordinato mandarli, et il Malipiero replichoe fusse fato in locho suo, e darli licentia. Da Ferrara di Zacaria di Freschi secretario, di 21 hore 10. Come da poi terza fo dal signor, et le parole usate, qual dice à gran volontà di far cossa grata a la Signoria, et vedendo la conclusione di quella subito manda uno a Fiorenza a saper la con-clusion zercha la justicia di Pisa et de’ Medici, con protestationé starano sempre in guerra et in pericolo loro e di tutta Italia, e maxime perchè il ducha di Milan à scrito in consonantia et averà risposta zuoba sallim venere, e risolvendosi fiorentini mandandoli il mandato, overo al1 suo orator, verà esso ducha qui. Et per Ferrara si dice questa sctimana dia vegnir, e si fa habiti quella cortesana. Et il signor havia fato reveder la ganzara. Et havea parlato col ducha quello voi far ; dice esser di un voler prima Pisa resti in libertà, e le forteze in mano lhoro, excepto Ligorne; li darà intrada da mantenirle, et più tosto 1000 ducati di più cha di maneho, et a la Signoria ducali 200 milia in 10 over 12 anni con segurlà de’merchadanti fiorentini di anno in anno, sichè al fato di la justitia e Medici mancha aconzar. Et se li danari è pochi, la Signoria ne hanno assai et a’ fiorentini sono assai et con 200 milia ducati si compreria ogni città; ben voria saper che la Signoria non movesse poi altre difficoltà, et il secretario aspeta risposta si l’habi a venir qui o no. Et fo consultato in collegio di responder ¡mediato che ’1 venisse justa la parte presa: lamen mandato a dimandar 1’ opinion dii principe ; soa serenità consiglioe si dovesse scriver doman per pregadi. A dì 23 zener in collegio. Vene f orator di Na- poli pur per cosse private, zerdm quelli grani di Marco Mamoli, et li fo risposto non si havia auto tempo di aldir sier Andrea Loredam, e comesso a li sa-vii l’aldisse. Vene l’orator di Urbim in consonantia di quello havia mandato a dir per quel di Vilmerchà, et che bisognava mandar vituarie per la cava di Volano a Bibiena con gran forzo ; tamen el (fticha mandava a dir questo per scusarsi si non rimaneva ivi. Vene domino Joannes Angiecurt bergognon, sentò apresso il principe, e portò lettere di do capitami borgognoni stati a soldo dii re Carlo di Pranza morto; et era lettere di credenza in francese, la man-sion era : altissima, potentissima et excellentissima Si- 146 ' gnoria di Veniexia, data ex Prov a dì 2 zener, et è sotoscritta per uno di Tavaneo e uno altro capitano; et Zuam Piero Stella secretario fo interprete. In conclusione, scriveno non voler più soldo da’ francesi, e voria vegnir con la Signoria a stipendio ; et acciò fusse fato stima di lhoro, benché tutto il collegio fusse d’ acordo de non li dar conduta, tamen, per el principe li lo fato dir in francese fusse el benvenuto et si consejeria. Tamen uno altro zorno li fo ditto andasse, perchè la Signoria havia assai. Da Ravena, di 21. Esser zonto lì domino Ta-liam da Carpi, el qual viene in questa terra, et Jaco-mazo, doman dia zonzer il Manfrom con lettere dii proveditor Venier che li dava licentia e li fusse da alozamento ; et Jacomo Sacho era etiam zonto, e con li danari andava a Sojano. Da Brexa de li rectori. Mandavano qui alcuni danari De Cao d'Istria di sier Alvise da Mula podestà et capitano. Come ricevuto lettere di la Signoria nostra, dovesse elezer il soracomito, e cussi nel lhoro consejo haveano electo domino Caluro di Caluri do-ctor. Et è da saper fo terminato prima in collegio armar queste 10 galie a questo modo, videlicet, 4 in Puja, do a Corfù, una in Cao d’Istria, una a Liesna, una a Cataro et una a Pago. Da Sibinico lici lezer una lettera di la comunità di 17 zener al suo orator qui, chiamato Lunardo de Gersanis: come turchi haveano corso a una villa di quel territorio chiamato Slino, e menato via 74 anime, et erano ivi lune il proveditor Guoro e l’orator va al Turcho, tamen la Signoria non ha lettere. In questa malina el principe andoe con li cai di X in la sua camera, a far quello sora li arzenti vivi, et il cavalier dii caste] di Padoa che manchava, per tochar ai cai di X a elexerli, et li savii restono a consultar zercha la richiesta dii ducha di Urbim.