705 MCCCCLXXXXIX, MAGGIO. atenderia a partiti le necessità, questa volta Vfeniliani dimostra la sua forza per dar a intender a costui che Inibiamo animo di responderli ; mi rendo certo el torà Syo, ina non haverà faticha di combater, cliè si durano ; questo saria tempo eh’ el re di Pranza mandasse socorso potente di nave per esser cossa che to-cha a lui per il gran maistro di Rliodi ch’è franzese; dubito sarà cossa longa, desidero sentir la pace in Italia sia fata, perchè daria favor a le cosse nostre e far qualche lega universal contra costui. Ho scritto largamente perchè questa lettera va per mar: e non credete che mai, per via di terra, vi dica cossa alcuna. 278 In questo pregadi, a di 10 mazo, fu fato il scrutinio per via di boletini di tre provedadori sora le e.xation di danari, et fono tolti tutti di collegio, savii di consejo et terra ferma, et conscjeri, et zercha 4 altri, tra li qual sier Galeazo Simitecolo ; et perchè quelli di collegio non potevano esser balotadi fu fato un’ altro scrutinio. Quelli fono tolti sarai io qui. Eludi provedadori sora le exalion di danari. f Sier Domenego Màrin fo capitano a Padoa, q. sier Carlo. . . .......144 f Sier Luca PLxani fo consejer, q. sier Zuam . 130 Sier Nadal Nadal è di pregadi, q. sier Zuane . — Sier Anzolo Trivixan fo patron a l’arsenal, q. sier Polo...........01 f Sier Antonio Valier fo consejer, q. sier Ota- viam............13G Sier Alvixe da Molin fo cao dii consejo di X, q. sier Nicolò..........88 Sier Zuam Suriam fo provedador al sai, q. sier Antonio...........— Sier Zacharia Contarini el cavalier, è di la zon-ta, q. sier Francesco dptor.....— A di 11 mazo. In collegio. Se ave lettere da Verona di la morte di sier Andrea da Leze capitano; de li restò aduncha sier Jacomo Lion podestà et vice capitano ; et in loco suo fu facto sier Hironimo da cha da Pexaro fo capitano in Candia, q. sier Lucha .procurador, qual andoe. Vene li tre provedadori electi sora la e.xation di danari, si volseno scusar con desordine, pur persuasi aeetono. Vene li oratori fiorentini ; exponendo haver da lhoro signori come ringraciavano la Signoria nostra di haver fato levar le zente di Pisa, et comunichava lhoro haver dato termine G zorni a’ pisani li dichino il voler lhoro. Et haveano da Milan: pisani sono stati I Diarii di M. Sanlto — Tom. II. lì per tuoi* il dueha per signor, li ha risposto non voler; per tanto pregano la Signoria nostra fazino ubedir al lodo. Et il principe rispose nui haver fato quello eramo obligati, et confortato pisani cte. Ilem, arieordoc desse la piezaria di 15 milia ducati a l’anno; et essi oratori disseno restar pur ancora alcuni con-testabeli di la Signoria nostra in Pisa. Ilem, quanto a quel Bastiano de Pescatore di Faenza, homo d’arme ravenate era a Forlì, par lhoro excelsi signori habino auto lettere da la madona di Forlì : si scusa, è morto da certe doglie come disperato. Ilem, re-chieseno la Signoria nost ra ajuli fiorentini come fìoli, et fazi pisani ritornello a’•fiorentini come a boni padri ; et cussi si parlino. Vene Zuam di Lantimerchadante pisano, habita qui, et .come orator di pisani sento apresso il principe, et Lucha di Colti eliam orator pur habitante qui stete in piedi. Questi portano una lettera di credenza, de G mazo, sotto scritta devotissimi servi eie. Primo ringraciano la Signoria, et non si maravegli se non hanno ubedito a la scntentia perchè non hanno facto per non haver in reverenlia la Signoria nostra, ma per saper clic in uno anno erano exterminati da’ fiorentini per l’odio li hanno ; tertio dimandano consejo quello habino a far, et voleno far quanto voi la Signoria. Et fono mandati fuori di collegio per consultar, fo disputato, et sier Filippo Trum procurator savio dii consejo, sier Francesco Trum et sier Polo Pixani el cavalier savio a terra ferma disseno era proposta da conservar, et non risponder cussi presto, et non li fo ditto altro, ma solimi mandato a dir venisseno doman ; tavien mai fu risposto. Et nota la lettera di credenza è data dii 1500, perchè lhoro à un anno più dii nostro. Da Ferrara, di sier Bernardo Bembo dolor el 278* cavalier vicedomino nostro, di 8. Di la cossa seguita dii marchexe Malaspina et conte Jacomo da Colalto ad Arzenta, et come esso vicedorpino era andato dal signor dolendosi, et vene el visconte d’ Arzenta qual si scusoe, et lamen li danari li tolseno non erano sta resi. Ilem, el signor tutavia fa contrabandi, et li soi satrapi hanno cominzialo non voler, come sempre è sta consuetudine, che li vicedomini nostri facino privilegii di citadini a soi subditi, et non voleno consentir se prima lhoro dii ducha non fazi, et chiamasi la corection come fa il papa el fiat ut peti-tur; lumen, csso vicedomino ancora non ne à fato niun citadin, perchè raxon contra forza non ha luif-go. Ilem, havia parlato al signor di contrabandi: crede misier Zuam Lucha da Pontremolo et Antonio Marin suo fator siano quelli. 45