DIARII I OTTOBRE MCCCCLXXXXYIII — XXX SETTEMBRE MCCCCLXXXXIX. 1 ADSIT OMN1POTENS DEUS. MARINI SANUTI LEONARDI FILII PATRICII VENETI ORDI-NUM SAPIKNTIS, DE SUCCESSU RERUM ITALIA ET TOTIUS MUNDI ANNO DOMINI MCCCCLXXXXVI1I INCIPIENTE PRIMO MENSIS OCTOBRIS, USQUE AD MCCCCLXXXXIX ULTIMA DIE MENSIS SEPTEMBRIS, DUCANTE AUGUSTINO BAR-BADICO VENETORUM DUCE, QUASI EPHEMERIDA OPU-SCULA. Hessendo, ne li giorni passati, nel senato veneto stato electo nel numero de’ senatori et al officio degli ordeni, ritrovandomi lune nel magistrato datomi per el mazor consejo che era signor di notte, officio di grandissima auctorità nel qual vi era stato già mexi sei, parmi, atento il mio desiderio, quello lassare ad altri et io nel collegio intrare, si per aju-tar in quello che poteva la patria mia, come eliam per chiarirme di la verità di le cosse che lune per la Italia, e non mancho per il mondo, si tramava. Et cussi, Deo culjuvanle, ne l'arnio di Cristo 1498, a di primo octubrio, dapoi disnar, intrai in collegio, qual li savii erano reduti in cheba a consultare more solilo. I qual sono questi, videlicei, sier Polo Barbo, sier Marco Bolani, sier Alvixe Bragadin procurator, sier Nicolò Trivixam, sier Zuam Morexini, et sier Lunarde Loredan procurator non introe ancora per esser a-malato. Questi erano savii dii consejo. Et da terraferma : sier Marco Zorzi, sier Ilironimo Orio, sier Beneto Zustignam, sier Zorzi Corner el cavalier, et sier Alvixe Venier non introe, qual era il quinto electo et per non esser molto sano renoncioe ad altri tal cargo. A li ordini io Marin Sanudo sollo vi fu, et li compagni fono sier Bartolomeo di Prioli, sier Marco da Molin, sier Faustin Barbo et sier Vetor Capello qual si ritrovava amalato a la Rosa inbassanese. Or fo consultato molte materie,' et era lune in setimana sier Polo Barbo savio dii consejo : et prcecipue risponder al conte di Petigliano governador zeneral nostro di le zente da terra , qual dimandava licentia overo agu-mento et condition a’ soi figlioli, el qual di la ferma havia con la Signoria sino mexi do compiva, et restava uno anno di rispeto in libertà di la Signoria nostra. Edam, fo consultato di risponder a li oratori erano in Pranza, sier Hironimo Zorzi, sier Nicolò Michiel doctor et sier Antonio Loredam cavalieri, a sue lettere de 19 de octubrio (?) ultimate recevute, et a Zuam Dolce secretano nostro, era in Aste apresso misier Zuam Jacomo Triulzi, cercha el desegno di Lombardia etc. ; et fo notado di poner do decime al monte vechio. Fono alditi li oratori pisani, quali erano in extremis perchè fiorentini li molestaveno assai, et perhò protestaveno etc. che Pisa non se potea più tenir; chiedevano fanti 1500 che li fosseno mandati per guardia di la piaza, li quali perhò non potevano andar per altra via se no a Pietrasanta per terra, poi con le fuste per mar tragetarli, et con la galia a le Foze di Arno, et de lì intrar in Pisa. Li fo risposto bone parole, et che diman si consulteria in collegio. A di 2 octubrio, da matina, marti, intrai in collegio di suso. Fu il principe, leto lettere. Vene domino