MCCCC1XXXXIX, AGOSTO. 1168 pari et uno bastion si conza a la porta verso Crema, et un comissario milanexe de Vilmarohà, et un capitano pavese che à le chiave di la terra in Sonzin, et poche zente, et ditto messo fu fato preson, et per esser conosuto fo lassato. Itevi, che misier Francesco Bernardin Visconte scrisse una lettera a quel capitano si facesse dar le chiave di quella terra, et il capitano non volse darle, et fo per esser gran remor ivi dicendo le voleva lenir a requisition dii ducha. Item, quelli di la terra desiderano le zente di la Signoria nostra sia proximi, perchè non amano il ducha, li disse can patarino per le graveze imposte, et ditto messo stete do zorni lì, et disse vene nova di una scaramuza le’ francesi con duche-sclii, et fono presi 4 francesi, videlicel il conte Zuam Antonio di Sommaja, il conte Nicolino di Sant’ An-zolo, et il nepote dii thesorier di Milan, et Zuam Piero da Vigajato, homini da conto. Et il campo era in Alexandria; et misier Zuam Jacomo have Tortona ; et sono aviati con l’exercito verso Pavia. Lettera dii ditto, di 26. Come eri a hore 21 se intese nostri havea preso Covo et li altri castelli, unde questa note domino Bortolo da Terni et domino Sonzin Benzon con la sua compagnia di 100 cavalli lizieri andono a 1’ Abatia di Ceredo, et per mezenita di quel frate marchescho, come per avanti scrisse ai capi di X, la ebbeno, et vi messeno custodia dentro a nome di la Signoria nostra. 451 Dii ditto, di 26, hore 3 di noie. Come per uno venuto lì, a hore do, vien da Milan dove era stato do zorni, si ha inteso la terra esser in gran moto, et hessendo a dì 22 su la piaza in la ehiesìa di Santa Maria vele venir il conte di Cajazo con li soi dentro cridando Marco, Marco, et il ducha su la porta disse bone novele, et ditto conte vene con alcuni cavalli lizieri, et a dì 23 el ducha fe’ convochar in castello di primi di le arte di Milan, videlicel zenti-lhomeni, cittadini, dotori, merchadanti, artesani, et preti, et li fe’ un longo discorso, nominando li soi antecessori quello haveano fato per Milan, et etiam lui per conservarlo, afermando voler esser il mior signor che mai habino auto et promesse farli bona compagnia, dicendo era sta lassato da la liga, et precipue di Spagna et di Maximiano, el lui era stato inganato che mai non credeva franzesi fusseno si presti. Itevi, il papa, il re di Napoli, fiorentini, Ferrara, Mantoa et Bologna lo havia abandonato, pregandoli a voler star costanti ; et li fo risposto per uno doctor per nome de tutti, dandoli bone parole. Ilem, disse ditto messo che era sta trovati 400 ho-meni d’arme dii corpo di Milan, videlicel cavalli 400 et fanti 30 milia, homeni che poteano portar arme et in castello portavano assai monitiom, et la salla dove si zuogava a la balla era piena di mejo et assai some di farina, et havia visto più di 100 portar ar-tìLrie etc. in rocha et bombarde provedendo assai. Lettera dii 27 dii dillo. Come, per uno venuto dii campo de’ franzesi, à che a di 21 misier Zuam Jacomo Trìulzi fu a Valenza, et era d’acordo col ca-stelam, qual mostrò acamparsi da la parte di la rocha et Ireteno 4 colpi di bombarda et si rese; a di 22, il zuoba a hore 30, ave Bisignana, Castelnovo, venere andò a Sali, dove vene il conte di Mixocho suo fiol dicendo : signor è homeni di Voghera qui venuti per darsi, misier Zuam Jacomo disse havete fato bene; il sabado mandò certi cavalli verso Pavia, et fe’coraria fino sul ponte dì Pavia; sichè è il Pò a suo comando havendo Bisignano, et che Alexan-dro non era sta a Bandena, et tulle le zente duche-sche come fo ditto, imo vi è il signor Alexandro Sforza, et la fameja dii ducha et 200 provisionati in la rocha; et disse il roy à dato comission a misier Zuam Jacomo si quelli di Alexandria si rende li fazi bona compagnia, aliler la meti a sacho, brusi et la spiana. Item, el signor Galeazo andò eri verso Pavia per intrar, non à voluto pavesi lasarlo intrar in la terra, aloza nel barcho, tmnen il castello è al suo comando. Da Riva, di sier Hironimo Baffo provedador, di 28. Aversi pacificato col capitano di Tem qual era sdegnato per la morte di quel suo cìttadin in Riva, come per avanti scrisse. Et in collegio da li savii a terra ferma fo ai-dito il conte Antonio Maria di la Concordia : consiglia la Signoria nostra sii contenta reconcilìarsi col marchexe di Mantoa. Item, voria che domino Gilberto da Corezo suo zenero fusse tolto a soldo nostro etiam domino Hercules Bentivoy si conzeria volentieri, et suo nipote Lodovico da la Mirandola col conte di Pitiano. Ilem, fo expedito quel episcopo et domino Paulo Caslelan oratori dii conte Bernardin di Frangipani, qual voria 1000 cavalli poner, et la Signoria 5000 haver, et li basta l’animo di obslar conira turchi venendo in Friul. Ditoli bona verba. Etiam fono fati alcuni contestabeli di provisionati si fa per le terre et mandati in campo, viMicet Piero Pessina 100 padoani, Antonio da Cesena 100, Zorzi Schiavo da Montagnana 100, Piero Spolverini 150 veronesi, Altobello da Napoli 150, Beneto da Lodi 151 bergamaschi, Marco da Vicenza et Bortolo da Montagnana 100 vicentini, et cussi fono expediti.