LIBRO DVODEC1MO. 493 glie, più cheleuauanoai corpi il cibo, più nodriuano dentro agli animi rancori, e fouuertioni. Fuggia la gente,nè potea frenariì, fe non con oro abbondante, che già mancaua ai più necefsarij bi -fogni,e già principiaua qualche ilipendiata à pafsarefotto le Spa- congmi gnuole Infegne. Peruenutià Clemente quelli Urani auuifi, tanto rconc'r“-dinuouoimpaurifsene, che fi gittò vn’altra volta àtrattare con Lanoiapace,òfofpenfionedarmi. Borbone poi più acutamen- brattati del te ancora fpronouuelo. Lalciato in Milano tutto il prefidio Te-defco, vfciui con cinquecento Caualli groifi, altrettanti leggieri, e fette mila Fanti, & andò à congiugnerà oltre alla Trebbia con l’efercito Jdi Franfpergh. Ciò fini dii precipitar Cle- llZìm. mente. Era fua Patria Firenze; tanto più era fu a quanto vi tc- l^ori nea dentro la fua Cafa quafi il Prencipato ; e Roma era il motori Trono dell’ApoiloIica dignità; il Tabernacolo della fede, edd Papa‘ l’erario de’Tefori del Cielo, e del Mondo. Ad ogni modo non eragiuflo,ch'eifimuoueife ànegotiarjdi nuouo con Ce fare fen-zaparteciparnecofa alcuna a’fuoi Confederati, perche veniua così dalle Capitolationi difpoilo, e perche la Republica, bramo-fa fempre di quiete,forfè non ne farebbe fiata aliena, quando con patticonuenienti,ecoH’vnioneinfieme deIRèdi Francia, fe ne foifeintraprefo il negotio. SorpaisòCIementequalunquerifpet-to.Rintrodufle il maneggio col Vice Rè. Si valie per mezzano del folito Generale di SanFrancefco. Nulla penso à fidarti di quella fede, con cui per dubitarla fallace, conduceuati à trattare. Non curò punto,che hauendo egli frefcamente mancato all'imperatore, & ai Colonnefi, poteifero anch’efli pretendere, che non foife mancanza la mancanza reilituita; e tanto è iuperiore il deitino agl’ingegni, che tino tralafciò di riflettere,che le vniuati con quel- li, che haueano già ardito di abbandonar ieco tutti li rifpetti^ co -cuIcarlafacroiantaperfona,meno haurebbero venerate le con-ditioni di pace, ò di triegua,che andaua con eifi cercando antiofa-mente di conchiudere. Ma intanto,che la Beatitudine Sua,offuscata dal timore de’pericoIi,no penfa ad altro,che à tramiti fuori,e che in ogni modo inuia al Vice Rè il PadreGeneraIe,non già perciò fofpefe Borbone il fuo già incaminato mouimento.Scagliatoti di primo lancio nel Bolognefe, faccheggiol Io generalmente, non Borione tanto per fuffragare co quelle prede immediate Pefercito,che per il lìologne-atterrire i Fiorentini, e per condurli ad importanti esborti. Statua però incerta ancor la via,che douea intrapredere,iè per la Tof-cana, ò perla Romagna; l’vna, e l’altra conducendolo à mantenere alle fue militie le già loro promefTe ricchezze. Moflrauano gl* indicij, cheti doueffe più toilo incamminare per quella di Romagna ; indi auanzarti in Terra di Roma, e tràl’altreicofe, erafi oifer-