448 DE FATTI VENETI Ma non volendo ne anco marcirli nell’otio, deliberarono di paf-iar’il Telino, perche quiuibaldanzofamente {correndo, poteflero interdire da quelie parti a’nemici le prouiiioni,impadronirli dd paefe, ed impedire inlieme,che non fi accompagnaifero loro li già afpettati foccorfi di Francia. Ritornò dunque Francefco Sforza rpjfTano à Milano, per attìfterui, e palparono gli altri il giorno di due Marti tejino- z0 [\ fjUrne } vicino à Pania, fopra tre Ponti fibbricatiui . Fù primo il Duca d'Vrbinoà lanciarli con le genti Venetiane in Cam-n nuca di pagna; battè, depredò quei Contorni,e prefentoffi poi fotto Gar-caìlfco l^fco • Era bene preludiata, e fortificata la Terra, tuttauofta nel giorno medefiino, che vi lì accampò, datole vn’alfalto fiero, fi difefero con intrepidezza quei di dentro. Non per ciò recedette Vrbino . Fece feudo della propria vita a’Soldati, ed eifi riceuuto {limolo dal fuo coraggio, & andati à gittarfi à gara fino alla gola nell’acqua, e ne’ folfi, vi entrarono, e la prefero con grande vcci-iìone. Quefti progrelfi de’ Veneti oltre al Telino, fecero temere ¿e[°pren' molto l’Ammiraglio, non folodella Città di Vigeuene,e di tutte Poltre Terre della Lomelina; ma di reftare le medelìmo quali in attedio àBi agrafia . Lafciò per tanto quiui dentro mille Fanti, pZfan- e cento Caualli, ed oltre feorfo anch’etto il fiume con tutto Peler-t'jUioi1 cìt0»ft fermò vicino a’nemici due miglia,e gli sfidò più volte in generai battaglia. Non piacque à que’ Capitani, benche fuperiori di numero , accettarla .Pretefero, che non fotte bene di efporre al rifchiodvn’efitante cimento ciò, che fperauano, temporeg-amnto. piando ,di ficuramente conlèguire ; onde fi lanciarono, in vece, contra la Terra di Sartiario, giacente fopra le ripe di qua dal Pò, e -vanno per impedire in gra parte^col di lei acquifto,a’nemicii viueri.Co-ti*no*5arm nofeiutonel’oggetto PAmmiraglio,vi fifpinfe,per oliami. Ma prima,che vi arriuafle, Sartiano arrefofi, egli deliberò di lèrmar-Trenfoti- f] ^ Moncia, doue fi trattenne qualche giorno, alimentandoli di r Frane e fi due fperanze ; Pvna che oramai marchiando Renzo da Ceri nella tsduefpe. Val di Saiena con ottomila Grifoni, per entrare nel Territorio di Bergomo,necettìtatte il Duca d’Vrbino à fepararfi dall’elèrcito Imperiale, per andar àfoccorrere il Dominio minacciato Vene-tiano; l’altra, che potettero tardar poco à comparire altri dieci mila Suizzeri, e quattrocento Lancie ; militie tutte mandategli dal Rè Francefco,e con le quali, rimettendo in vigore il Campo, che gli sera per le fughe in gran parte diminuito, potette validamente rifoluerfi. Ma ettendo la fperanza vn cibo, che bene fpettò Lofo fUa auuelena, pettìmieffetti gli auuennero. Renzo da Ceri, che ne #it