077 MCCCCC, OTTOBIÌK. 878 Smedro da' hongari ; dubita non vengino de lì a Zara. E dito vice ban è venuto a Ostroviza, per esser a parlamento con uno di Ihoro rectori ; voria li stra-tioti vadi con lui cussi, come à intendimento con li rectori di Sibinico, Spalato eTraù, e col conte Xar-co, per esser contra ditti turchi, venendo in Dalmata. Di Famagosta, di sier Troylo Malipiero, cape-lanio,.di 20 mazo. Come à fato le mostre lì a Nìco-sia e Cerines, e provisto al castello ; et zercha le 5000 389 opere trovate per il lavorar e compir quelle fabri-che, e posto bon hordine, voria tamen se li mandasse una galia o do fuste, da esser armate de lì senza spexa di la Signoria nostra, per le fuste di turchi vanno de lì via. D i Ruma, vene teiere di l’ oralor nostro, di 18, 20 et 23. In la prima, come l’orator di Franza è stato a disnar con lui, e di coloquij abuti ; qual à scrito al roy in optima forma, vengi a l’impresa; e li à dito, il re è contento il papa toy il patrimonio e Bologna, si non sarà savio missier Zuane Bentivoy. Ilem, il Cardinal Santa f e 1’orator yspano sono stali dal papa, dicendo si moliza pur di l’impresa dii Regno, et che francesi hora, de facili, potrano tuor ditta impresa, qual saria causa, il re Fedrico chiamasse turchi in suo ajuto, ergo eie. Dii ditto, di 20. Come ’1 recevet.e nostre letere di 14 et 15, con li sumarij; et fo dal papa ringra-ciando soa santità di li legati electi. Soa santità disse : Limi partirà il Cardinal curzense per Eiemagna; et afermò voler andar im persona contra il turcho, si uno di do re, Franza o Spagna, vi anderà, dicendo : E1 ducha di Bergogna, alias promesse andar e non andò, fo chiamato ducha di vergogna ; or si vedrà da chi mancherà. Poi parlò zercha l’impresa dii Regno, qual si potria tuor in questi 4 mexi. Dii ditto, di 22. Come à spazà in Franza, per saper la volontà dii roy ; aspeta il papa la risposta, e di legati, primo partirà curcense, poi quel per Hon-garia, e quel di Franza sarà un pocho longeto. Ilem, par il papa e il roy asperino a l’impresa dii regno di Napoli. Item, eri fo concistorio, et zercha turchi verbum nullum. Da Napoli, di l’oralor, di 13 oclubrio. Il re è pur a Casal dii Principe, et mandò uno secretarlo, da esso orator, a dirli, il re haver nove di la Valona ; P exercito dii turcho esser levato di Napoli di Romania, et l’armata andata in streto ; e aspeta uno homo dii turco, vien a soa majestà, qual è zonto a Leze. Item, da Leze à nova, l’arma’ yspana, per tempo contrario, era divisa. Ringratiò soa majestà di I Viarii di M. Sanuto. — Toni. III. la comunication eie. ; poi disse, zercha Basilio da la Scuola, za 7 mexi retenuto, non pò più tenerlo con honor di sua majestà eie. Ilem, 1’ à licentià eie. Dii ditto oralor, di 17.11 re è pur a Casal ; ritornerà fra doy zorni, e 1’ homo dìi turco non è ancor zonto. Poi dice, il continuo caschar de la goza de aqua cava lapidem; et la corda, perseverando, rode la pietra ; perhò suplicha di ritornar. Vene Piero Corbole, venuto di Fiorenza, e disse alcune cosse ; era stato lì, sperava si daria forma a la satisfattoli. Da poi disnar, fu fato lo examen di quelli di la canzelaria, per esser posti al numero di numerarij, che sono numero 50. Andò do consieri,' sier Lucha Zen e sier Piero Contarmi, li cai di X, e il canzelier grando. Item, a li Frari menori, in chiesia, fu tenuto alcune conclusioni, per domino Christoplioro Marzel- lo, prothonotario, fo di sier Antonio, quondam sier Jacomo. Et colegio si redusse; deteno audientia a li oratori di Crema, e molti di Geradada, per expedirli ; è molti mexi sono qui. Da Ravena, vene letere dii podestà, di 25. Dii zonzer lì dì domino Zorzi da Codignola, era in la rocha di Pexaro ; dice venere, fo 23, al tramontar dii sol, intrò 1000 fanti et 600 spagnoli et 400 guasconi, eh’è la guarda dii ducha, ini Pexaro, e alo-zono in le caxe a descrition, rampando balconi, porte eie. Et lui li consignò la rocha ; e il governador di Cesena vi intrò, e le artilarìe rimase, licei li pro-metesse dar quelle di ferro, ma poi non le lassò tra-zer. Et havia solum 50 fanti in- la rocha ; ma, si ha- 389 * vesse auto 100, 1’ aria tenuto a dispeto. Ilem, las- * sono di palazo el fradello dii signor e la Gola, quali sono andati a Urbim, et poi anderano a Bologna ; et fè cargar 6 barche di tapezarie e altro dii signor, e a le catene dii porto fono retenute ; unde donò ducati 12, et fono lassate partir ; et per esser carge l’à lassalo da driedo; dubita siano andate a Rimano per fortuna. Ilem, el ducha di Valentinoys, a dì 23, zonse a Fanno, e il zorno drio, sabato, dovea intrar im Pexaro con 1000 cavali, e lo campo li vien drio, qual non ha ’uto un soldo, ma vanno a l’aguadagno. Item, di Faenza, esso podestà à letere dii vicario di Russi. Il signor Astor eri vene im palazo ad habi-tar, e voi viver e morir col populo ; e missier Zuam Bentivoy à mandato a dimandar al castelan uno suo nevodo per obstazo ; li à risposto, non solum il ne-pote ma etiam lui vi verà, per esser disposto mante-nir la ferie. 62