1559 MCCCCCI. ■MARZO. 15CO hordine di panataria, di arme e bombarde; e si non fusse sta prese, aria fato gran danni, perchè le havea lassato altre 6 fuste in 1’ Arzipielago, le qual spera capiterano mal. Voria qualche galia de lì, e la forza li ha fato rimandar al zeneral le do erano de lì. Iiem, in quella provintia è il bassa monucho a guardia, e Ira lui e sui timarati sono 800 cavali ; altri turchi non sono, salvo quelli è in le forteze per guardia di le terre. 7lem, li nostri stratioti lì a Napoli, il forzo sono a piedi, e, tra boni "e calivi, sono cavalli G00, di qualli non ne son 400 di andar in corsso ; lanieri dannizano ogni zorno i subditi di turchi. Da molti dì in qua non hano fato cossa alguna degna, salvo, ultimate, hesscndo andati per corssizar a la Metripo-liza, la note preseno 19 a Mattelo, di qualli 16 ama-zono ; e in quel dì no fece impichar uno di quella compagnia, che erano 20 provisionati dìi bassa, che lui teneva a Argos, per far guardar le strade non sia conduto biave. Iiem, quelli stratioti aspelano qualche sovegno da Venecia, e da 4 di septembrio, che si partì l’armata turchescha de lì, hanno scrito, ot 0 risposta hano auto; li confortano, ma non hano da viver, e lhoro si à impegrialr, videlicel i rectori, ni è pagati di salarij ; stanno in gran pericolo et im penuria, et asportano. Ilem, eri,-lo 28 zener, è in-trato in la Morea uno flambulo con 600 cavali, con vituaria assai per Modon e Coron; e senteno per più vie ne dia vognir do altri, e andar a Coron a levar quelli populi, e menarli fuor dii paexo di la Morea. Etiam sentono a Nogroponte esser zonto navilij X; si dice è Camalli con 10 fusie; crede i dicha per reputation sia Camalli, ma lui non crede el venisse con X fuste et do galie. Iiem, per uno mandato in la Morea, qual dize haver parlato con uno greco partì da Constantinopoli, a dì do zener, che il signor feva lavorar l'armata el dì e la note, con luse di candela, e clic in Mar Mazor, por il fìol dii signor, ora sta fato far galie grosse e sotil per bon numero, e di brieve sarano condute a Constantinopoli. Iiem, per quelli di Selines, Stives e Nogroponte, per comandamento dii signor, si fevano assa’ biscoti. Da Veia, di sier Piero Malipiero, provedador, di 22 fevrer. Comej a dì 17, zonse lì sier Marco Antonio Contarini, sopracomito, mal in hordine di zur-me ; non haveva homeni 35 da remo, è sta meraveià habi passa il Quarner ; è statò zorni 9 in Veruda per buora, et volendo homeni de lì, quelli si lamentavano, dicendo haver arma la fusta, patron sier Marco Zimalarcha, di la qual il capotanio dii colfo tolse homeni 21, per interzar la sua galia; e fo mal fato. Et a li homeni, quando l’armò, li dete solnm lire 13 soldi 10 per uno, ol è stato mesi 7 ; et quelli di l’i-sola voleano parlirssi, e andar habitar sotto i Frangipani, e con dificullà troverà homeni 60, e che li mancha altri 50, qual anderà a tuorli in Arbe, con promission non armar ni galia ni fusta più de li eie. ; sì che è stà expedito, et quella note dovea partir el dito sopracomito per Arbe. Del ditto, di primo marzo. Come el primo dì de quaresema predichò de lì fra’ Silvestro, di l’hordine menor di Observantia-, il jubileo. Mostrò la bolla e letere dii suo vicario generai, el qual jubileo ha posto a Santa Maria de Castione, su quella isola, con molte solenità, et una casseta per poner li danari ; una chiave ha il guardian dii monasterio, una lui provedador, l’altra i comessarij di la chiesia. Crede si troverà assa’ danari. A dì 15 marzo. In cologio fo ballotà di mandar al capetatjio zeneral ducati 6000, parte per la galia e li arsilij vanno in Candia, e parte, zoè ducati 1000, per una letera di cambio a Corlu, di sier Andrea Zane. Iiem, hessendo venute 5 galie grosse a disarmar, et molti sono sopra di amallati, unde fo ordina a li provedadori sopra la sanità li fazi sovegnir posti in li hospedali a San Piero e San Polo e nazareto nuovo, e datoli danari a conto di le refusure; e tuta via vanno pagando a l’armamento. Era gran furia de ditti homeni a le scale, volevano danari. Iiem, sier Francesco di Prioli, sopracomito, dia partir doman di note, el sier Cabrici Soranzo, messe bancho, e con difieultà si ha zurme. Iiem, fo ballotà la expeditiom dii castelam di Malvasia. Vene l’orator di Franza, mostrò una letera li scrive monsignor di Aiegra, è col ducha Valentino, juslifìchando quello di la dona eie. Vene 1’ orator dii ducha di Urbim, domino Ma-chario Mutio, di Camerino, con letere di credenza ; vien per star de qui. Et disse come era stato dal ducha Valentino, a justiiìchar il signor suo di la reten-tion di Camillo Carazolo, qual è per altri sceleri oha per imputation dii ducha predito ; et che non li à dato bona risposta ; unde esso suo signor, per la servitù à a la Signoria nostra, a la qual oferisse il stato e la persona, manda a dir e justiiìchar ditto processo eie. Il principe li usò bone parole in risposta. Intrò li cai di X, et steteno assai ; e in quel mezo vene l’orator di Napoli, fè lezer una letera dii re. Li scrive, francesi vien in Italia a tuorli il regno; dimanda conscio da la Signoria, non lo voi perder ; fa choine uno è in aqua, che si tien a una spada taienle. Dui Zante, di sier Nicolò Marzello, provedador, 602