Fortunich, abitante a Zara; e nella Mariegola dei marinai e pescatori di Zara, al principio del secolo decimosettimo, un Andrea Fortunichio qd. Simon, un Simon Fortunich di Andrea, e un Francesco de Simon Fortunichio, tutti marinai da Selve, isola dell’arcipelago zaratino. Prove non ci sono, ma credo di non errare, supponendo che il Fortunio appartenga a coteste famiglie. Nato a Zara, o da Selve venuto giovinetto in questa città, avrà quivi fatti i primi studi nella capitale della Dalmazia. Da Zara sarà passato a Venezia, chè un’ andata immediata da Selve in Italia non mi pare probabile, mancando allora quel borgo di scuole e di maestri. A Padova si laureò in giurisprudenza, e nelle belle lettere fu a Venezia più che discepolo, compagno di studi dell’umanista M. A. Sabellico. Delle loro relazioni (tra il Fortunio e il Sabellico) fa menzione Apostolo Zeno nelle «Annotazioni alla Biblioteca dell’eloquenza italiana» di mons. Giusto Fontanini (Venezia, Pasquali, 1753, voi. I, pag. 6-7) e nella «Vita del Sabellico», che egli scrisse per 1’edizione della «Storia di Venezia», eseguita dal Lovisa nel 1718. A Francisco Fortunio, homini Delmatae pererudito, dedicò il Sabellico le sue « Observationes ex varia auctorum lectione collectae », che formano parte delle Annotazioni a Plinio, Livio, Valerio Massimo, Lucano ed altri, intitolate a patrizi veneti e ad umanisti, colleghi dell’autore. 11 pregio dell’opera, che usci a Venezia nel 1487, e pochi anni dopo fu ristampata in Francia dall’Ascensio, e in Germania inserita dal Grutero nel suo «Thesaurus criticus » ; l’eccellenza nelle lettere e la nobiltà del grado delle persone, a cui partitamente era stato raccomandato; ci fanno prova dell’eccellenza pure nelle lettere e della nobiltà del grado, che il Fortunio aveva ottenuto e s’era acquistato nella società veneziana del quattrocento, specie fra gli umanisti, che insegnavano nel pubblico ginnasio e con-• correvano ad arricchire la biblioteca di s. Marco, della quale il Sabellico era custode. Queste notizie dello Zeno, che sfuggirono sinora alla diligenza degli studiosi, hanno un doppio valore, per il presente cioè e per il futuro. Per il presente rischiarano un po’ il buio, che circonda la vita del nostro, facendoci sapere che era dalmata, e che già nel 1487 a Venezia era favorevolmente conosciuto; per il futuro porteranno forse qualcheduno a cercare negli archivi veneziani e negl’ incunaboli i meriti letterari del Fortunio. Intanto la voce dalmata — per i Veneti la Dalmazia si estendeva da Zara a Spalato — restringe il significato di Schiavone, e rende ancora più verosimile che il Fortunio fosse appartenuto ai Fortunich di Selve-Zara; mentre l’anno 1487 toglie molto ai Supposti suoi rapporti di scolare verso il Sabellico, perchè questi venne