- 312 — * V. Novak, Monogram Miserere Christe (11 monogramma M. C.), PP- 517-530. — Su alcuni frammenti di pluteo, provenienti da Belize (sul lago di Proclian, presso Sebenico), conservati nel Museo archeologico di Tenin, probabilmente della fine del VI o del principio del VII sec., v’ è un doppio monogramma intramezzato da una croce. Se ne era occupato L. JELIC, Contributo alla storia d’arte della Dalmazia, Spalato, 1912, pp. 75-76, che, fuorviato da una tesi preconcetta, li decifrò IOHAN(n)ES CHRO(a)TE, assegnandoli al IX sec. Il N. ne rimette a posto l’epoca e ne dà, dopo ampia analisi dimostrativa, la lettura MISERERE CHRI(S)TE. L’argomento fornisce occasione all’ autore di dissertare largamente sul monogramma e in particolar modo sul monogramma latino in Dalmazia di cui « rileva una certa indipendenza nello svolgimento » e « nello stesso tempo la grande somiglianza fra questo svolgimento e quello dell’Europa occidentale, in ispecie in Italia ». Queste nostre citazioni derivano dal sommario italiano. * E. DYGGVE, Neue Untersuchungen bezüglich des Überganges über den Jaderfluss bei Salona, pp. 561-576 e una carta topografica. — Studia, nel mutare dei secoli, i vari punti di attraversamento del fiumicello ladro, presso Salona, avvertendo che la ricerca è intesa a stabilire la strada per la quale passavano i traffici tra la Dalmazia settentrionale e meridionale. * M. Budimir,Hrvat (Croato), pp.609-617.— L’a. tenta una nuova spiegazione dell’etimologia e del significato della parola Hrvat (croato), che, in base a sottili raffronti glottologici, dovrebbe equivalere al gr. axvgog, lit. sirvas, russ. ant. serenai = bianco. « Il nome Hivat indica quella stirpe della razza slava che più delle altre si distingueva per il colorito bianco. ... Se il pigmento è veramente una caratteristica antropologica più duratura e più attendibile che non lo siano gli indici craniologici, i Croati sono i veri rappresentanti dell’ idiotipo arioeuropeo ». * 0. Halecki, Zupani Zeti a Urban V. (I giuppani di Zeta e Urbano V), pp. 625-630. — Sono pubblicate ed illustrate due bolle di Urbano V del 17 e 18 agosto 1369 al re di Serbia Uros e ai giuppani di Zeta Strazimiro, Giorgio e Balsa dei Balsa, che, mentre confermano la già risaputa notizia della conversione al cattolicismo dei Balsa nel 1369, sono anche importanti per la storia municipale di Cattaro. Cattaro sin dalla fine del XII sec. aveva riconosciuto la sovranità del regno di Serbia. Nella dissoluzione di questo regno, dopo la morte di Stefano Dusan, i giuppani di Zeta avevano tentato di mettere piede a Cattaro. Come scismatici però ne erano stati tenuti lontani dal pontefice che, tra altro, aveva anche sollecitato la Repubblica di Venezia a proteggere i cattarini. Rinnovarono i tentativi nel 1369, dopo la conversione. Urbano continuò tuttavia a star fermo nella decisione essendo gli uni e gli altri « in uno ovili sub unoque pastore ». * J. DaBROWSKI, Chorwacja i Dalmacja w opinji polskiego sredniozoieczu (La Croazia e la Dalmazia nel concetto del medioevo polacco), pp. 631-633. — Confusissime e ottenebrate di lontana e misteriosa leggenda sono le notizie che in Polonia si hanno nel medioevo della Dalmazia. La più importante cronaca medioevale polacca, della seconda metà del XIV sec., cosi ne parla: « Item regnum Dalmatiae dicitur ab eo, quia Pannoriiorum regina filio suo partem illius maritimam donavit, ipsumque in regem coronari fecit. Et creditur, quod illa fuit regina austrii, Saba nomine, quae ad regem Salomonem venerat, sapientiam eius auditura. Nam et fluvius Pannoniorum Saba dicitur, qui ab ipsa nomen sumpsisse perhibetur. Dicitur quoque regnum Dalmatiae “dala macz,,, quasi dedit mater ». Confusione veramente incomprensibile ove