- 300 - nella fortezza di Palmanova, ove di subito si trovò, di prigione eh' egli era, vincitore e reggitore, impacciato della propria libertà. » (pp. 207-209). Qualche volta il ritratto gli riesce come tutto impregnato del suo sentimento : «...mi è cara ed acerba memoria Enrico Stieglitz, Annoverese... uomo che al senso dell’arte squisita e agli abiti della più fine civiltà congiungeva, e per istinto poetico e per naturale temperamento, non so che di ruvido tra l’anacoreta e il selvaggio... che quand’io fui carcerato venne con frequenza insolita e coraggiosa a visitarmi, e, com’egli alludeva al significato tedesco del nome suo, affacciarsi come cardellino alle sbarre della mia carcere, carcerato già anch’ egli per causa simile nella sua giovinezza» (pp. 225-27). Talvolta però la vera grandezza sembra gli sfugga, o, meglio, sfuggirla egli, quando sia consacrata ormai dalla storia. Scialbo appare pertanto l’accenno al Calvi, di quel Calvi che il Carducci, vide lanciato da Belfiore, fulgente ara di martiri, all’avvenire l’Italia: «1 cacciatori delle Alpi guidava il Calvi, che già gli aveva in Cadore guidati valentemente, unico che sapesse la milizia, e con un solo cannone di legno cerchiato di ferro; il Calvi, che nel I8i>3 ricondotto in que’ monti per credulità del credulo Mazzini, fu preso, e in Mantova tratto al patibolo » (pp. 247-248). Per contrapposto eccolo inchinarsi con puro zelo di giustizia dinanzi al quasi ignoto Beltuzzi, « vecchio soldato, che in Mompellieri tenendo bottega di rigattiere occupava e alimentava l'esule vita più onoratamente che molti consiglieri di re e capitani gallonati d’eserciti », e che fu spedito a comandare in Vicenza, dove, «rinfrescando gli spiriti napoleonici co’ suoi impeti di Romagnolo, de’ quali esso Napoleone diceva, capacci (mauveises têtes), ma buon soldati, esercitò ed inspirò nuovo ardore agl’istessi cittadini insperato ...ignaro della scienza militare e del linguaggio di quella, ma dotto dell’affrontare il pericolo, che è sovente fugarlo», (pp. 308-311). * * * Concludiamo. L’inesauribile ricchezza di concetti, di giudizi, di sentenze, di idee; la capacità di sintesi profondamente meditate; le vastissime esperienze nei campi più diversi; la stessa violenza passionale; e tutto ciò sollevato sull'onda piena del sentimento, stretto dal vivido scintillio delle immagini, dallo stile pregnante ed aguzzo, dalla magistrale struttura del periodo, da una ricchezza e proprietà inarrivabile del vocabolario, fanno di questo lavoro del Tommaseo un’opera d’arte, che se per i motivi che abbiamo già accennato non è riuscita neanche essa a darci la misura completa del suo ingegno vastissimo, rimane tuttavia forse la sua migliore ed una delle più forti prose della nostra letteratura. Nè minore è l’importanza di quest’opera riguardata dal punto di vista storico, perchè ci aiuta come poche altre ad entrare in quella complessa realtà di drammi e di caratteri umani che sta al fondo del nostro Risorgimento, al quale possiamo ormai guardare serenamente come a un ciclo in sè conchiuso, ora che il Fascismo, uscito dall’immane lavacro di sangue della guerra vinta, ha iniziato un’èra nuova per l’Italia, lanciandola verso il suo destino imperiale. Arrigo Zink