— 124 — L’ 8 febbraio ’64 i due professori si presentavano al Manzoni, allora ottantenne, e benignamente accolti, gli esponevano il mandato avuto, presentandogliene copia, e pregandolo di portarla in Senato. Il Manzoni, che aveva ascoltato la faconda parola del De Castro, espositore della domanda, non senza però un senso di disagio, naturalissimo in uomo della sua età, e per di più schivo di assumere un incarico per cui non si sentiva adatto, dopo breve pausa, lodando il patriottico intendimento, e mostrandosi dolentissimo di non poter accettare; con parole di cortesia per i mandanti, e di scusa pei presentatori, rifiutava l’offerta allegando l’età, e più ancora la difficoltà di parlare convenevolmente in pubblica assemblea e così alta, com’ era quella del Senato. Ad attenuare l’impressione del rifiuto, palesemente dipinta nel viso dei messaggeri, essendo caduto il discorso sull’Aleardi, designato patrocinatore della richiesta ai Ravennati per la cessione delle ceneri del Poeta, suggeriva che quello stesso, assai più adatto di lui, avrebbe potuto farsi presentatore anche della prima proposta. Tralascio il resto dell’intervista che non interessa il mio soggetto per conchiudere che la petizione desiderata cadde, e, eh’ io mi sappia, non se ne parlò più. Morto il Tommaseo nel '74, prima che uscisse il fascicolo della Rivista Europea, il Solitro, nell’anno stesso, con sua nota ai giornali del tempo (ch’io non so quali) ch’io leggo scritta di suo pugno fra le poche carte rimaste di lui, reputava suo debito ristabilire la verità dei fatti a correzione del Suzzi, in quanto si riferivano alla priorità delia proposta, e finiva il breve cenno così: « La proposta fu dunque fatta al Manzoni. E perchè? perchè se il grand’uomo l’avesse avvalorata della sua raccomandazione, come l’onorò del suo consentimento, intendevasi bene che nessuno avrebbe potuto nello splendore di lui distinguere una propria tenue favilla, e distinguendola, contendenre con un terzo ». Il che chiaramente significa che avendo il Manzoni declinato l’incarico offertogli, non era giusto altri si prendesse il merito di proposta non sua. * * * Mi è parso opportuno rievocare l’episodio, non per rimettere in luce il nome del dalmata Giulio Solitro, per tante ragioni meritevole di ricordo e come letterato e come patriotta; ma per quelli che nell’episodio gli fanno contorno e giustamente Io sopravanzano nella fama e nella riverenza dei posteri, e anche perchè, come dice il titolo di questo mio articolo, la proposta di lui mi par degna di considerazione ancor oggi.