- 6 — (giacché, come a Siena e nel verso di Dante, la piazza è in Venezia campo), di dove si va a S. Polo e a’ Frari ; contrade mestamente a lungo da me passeggiate nella lieta città, piena a me di memorie mestissime. Mi sta ancora dinanzi il suo atteggiamento di modestia quasi timida e di familiarità contegnosa, da cui venivano a poco a poco altre qualità diverse, se non opposte, prendendo risalto. Gli scrissi poi per potere, io giovane ignoto, entrare traduttore nella Collana degli Storici Greci da’ suoi consigli condotta : ed egli rispose a me lettera cortese, all’ editore onesta, dicendo di non mi conoscere se non come scrittore di versi latini ; ma senza parola da non poter leggere io stesso, ancorché egli non potesse mai credere che quel foglio giungesse a me. Solamente, allorché seppe doversi da me tradurre taluni de’ begli opuscoli critici di Dionigi d’ Alicarnasso, raccomandò all’ editore che de’ suoi passi ivi recati d’antichi non si facesse versione nuova, recassersi le accreditate; e io di ciò, sì come era debito, gli compiacqui». (*) Pubblichiamo più innanzi le lettere scambiate tra il Tommaseo e il Mustoxidi, intorno alla collaborazione del primo nella Collana degli storici greci ; riguardo alle due lettere del Mustoxidi all’ editore Sonzogno, delle quali fa cenno il Tommaseo, se ne conserva (2) soltanto un brano della seconda, in cui il Mustoxidi scriveva all’ editore : « Poiché il Tommaseo intraprenderà il volgarizzamento dell’ opuscolo di Dionisio sulla collocazione delle parole, io son contento. Vigilando al vostro interesse e al meglio andamento della Collana, io mi son procurato dalla Biblioteca Riccardiana di Firenze copia d’una versione inedita di questo stesso opuscolo. Ella è fatta curiosamente, ma in mezzo alla sua stranezza, ha modi elegantissimi ed efficaci. 11 bell’ingegno del Tommaseo può valersene utilmente. Ho pagato per essa paoli sessanta dei quali, se così credete, mi accrediterete. Spero che il Tommaseo obbliando ogni spirito di parzialità si varrà negli esempj recati da Dionisio delle versioni del Monti, del Pedemonte, e di altri. Quell’elegia od altro nome che voi vogliate dare al dilicatissimo pezzo lirico di Simonide, è tradotto dal Lamberti ed inserito in uno dei primi numeri del Poligrafo. 11 Batteux, buon rettorico, tradusse in francese e commentò l’opuscolo accennato, e forse il Tommaseo se ne gioverà. Ma dicendo io a lui queste cose aggiungo acqua al mare ». 11 Tommaseo non tardò a rivedere il letterato greco : « Lo rividi, dice, nel 1827, a Venezia, dolente delle infauste novelle di Grecia; ma la (') N. Tommaseo, Andrea Mustoxidi, Archivio storico italiano, tomo XII, Parte 11, (1860), p. 39. (*) Tra le carte del Tommaseo, nella Biblioteca Nazionale di Firenze.