— 377 — nè responsabilità. Io poi in particolar modo ricordo l’insegnante di storia dell’arte: non mai pedante nè cattedratico, ma vivo, schietto, sempre animato di giovanile fervore, sempre simpatico di quella stessa simpatia che ispiravano la sua figura alta e prestante e i suoi occhi limpidi e chiari, sempre aperta la mente al sentimento della bellezza, sempre profondamente buono. Di guisa che gli scolari n’erano subito conquistati e andavano a lui fiduciosi quant’egli andava a loro da amico, abolendo tutto quel che di compassato ci può essere nelle relazioni tra cattedra e banco. Ha lasciato nei suoi scritti documenti notevoli della sua individualità. Ma valeva assai più di ciò che ha lasciato e l’opera sua più bella s’è spenta con lui e fu — ripeto — con la ricchezza della sua esperienza la spontanea, fervidissima volontà ed attitudine ad accrescerla e rinnovarla senza posa. j 0 'VUk. Nell’aprile del 1927 moriva, a 85 anni, a Lissa, il dottor Lorenzo Doimi De Lupis. Di antichissimo ceppo dalmatico, atletico di corpo, cavalleresco di animo, egli fu uno dei più pugnaci assertori del diritto italiano sulla sua isola, consacrata dal dolore e dalla sventura all’Italia. Medico e possidente, trascurò, rovinando sè e la famiglia, i suoi interessi privati, per dedicarsi tutto alla lotta politica, incurante dei fierissimi odii che la sua generosa battaglia gli suscitava d’intorno. Gabriele D’Annunzio ha immortalato il Vecchio magnanimo che pianse disperatamente sul greto della sua isola, quando le navi d’Italia l’abbandonarono e poi rimasto solo contro i croati tumultuanti, volle, senz’ascoltare le ragioni dell’età, uscire sulla via a fissarli, con la fiamma sfolgorante del suo sguardo per rientrare in casa diritto e severo soltanto quando li ebbe visti dileguare taciti e vili quasi celandosi ad uno a due sino all’ ultimo ! ; t Nella notte del 31 marzo 1932 moriva a Zara Gaetano Feoli. Nacque nel 1856 a Soresina (Cremona) da Antonio Feoli, reputato artista drammatico; a Spalato dove si trasferì la famiglia, fu iniziato ancora ventenne, nella carriera giornalistica da Arturo Colautti. Quando questi fu costretto a rifugiarsi nella Penisola, Antonio Bajamonti affidò al Feoli la direzione dell’Avvenire, ch’egli tenne con fermezza e coraggio sino alla caduta del Comune di Spalato. Più tardi, per incarico del Bajamonti stesso, fu il Direttore della Difesa, quanto mai battagliera e, soppressa questa, da Nicolò Trigari, podestà di Zara, nel 1889 fu posto a capo del Dalmata e vi rimase sino