- 341 - come soldato, non come re: nè promettere nè minacciare». Nella lettera al Circolo ammonisce: «Non solo col cuore, ma uniamoci colle parole..... Uniamoci, uniamoci, uniamoci; o ci attende l’ultima sventura e vergogna ». Infine nella lettera al Oiuriati suggerisce saviamente : « Se il Piemonte movesse, consentano al moto, lasciando la questione politica al tempo che la sciolga a suo senno, che n’ ha più di noi ». Aggiungiamo, a completare il quadro disegnato con mano sicura dal Gambarin, che gli avvenimenti politici dopo l’insuccesso del moto scoppiato in Val d’Intelvi e l’infausta giornata di Novara, sebbene anche da Roma il Mazzini si fosse preoccupato della sorte, ormai segnata, di Venezia, allontanarono sempre più dall’agitatore il Manin e il Tommaseo, i quali non aderirono all’invito di lui di far parte del Comitato Nazionale Italiano, avendo ripresa la loro libertà d’azione. Al Gambarin spetta, come dicemmo, il merito grandissimo di aver gettato sulla figura del Tommaseo una luce assai diversa da quella in cui certi critici, che magari si protestano suoi ammiratori, amano vederlo. Epperò gli siamo sinceramente grati per quanto ha fatto, e per quanto promette di fare ancora. A. Zink