— 218 — e da I. Melich op. cit.). Un lezionario del secolo XV trovato a Zara e scritto in caratteri latini (ed. da M. Resetar, Zadarski i Ranjinin lekcionar Zagabria, 1894). Il così detto Lezionario di fra Bernardino da Spalato stampato a Venezia nel 1495 (ri-pubbl. da T. MARETIC nel 1885 in Djela Jugoslavenske Akademije, V). Il Lezionario di fra Bernardino è il primo libro croato stampato in caratteri latini (il messale glagolitico è del 1483). Esso è dunque un importante monumento storico ed una ricercata fonte di indagini filologiche. Oltre a ciò è testo che ha avuta discreta fortuna, perchè di esso si sono conservate sinora tre differenti trascrizioni. Di queste appunto si occupa il R. nel presente lavoro. Una è stata fatta in caratteri latini da quel Ragnina che vedemmo autore del noto «Canzoniere raguseo del 1507»; due altre sono state fatte in caratteri cirilliani. Tutte e tre fanno capo al territorio di Ragusa ed al secolo sedicesimo. Di ognuna di esse il R. si occupa a parte, ne dà un’ampia descrizione paleografica e sopra tutto ne studia la lingua. Sappiamo così che la prima è opera di N. Ragnina, il quale non fece solo opera di amanuense, ma qua e là vi aggiunse anche saggi di versione diretta dall’ originale e ciò in quel dialetto slavo che parlavano certi nobili croati di Ragusa (stokavo-jekavo ricco di italianismi) già nella seconda metà del secolo XV. La seconda copia in caratteri cirilliani di tipo occidentale è più completa della prima ed è opera di vari amanuensi per lo più anonimi o ignoti. La terza, pure in caratteri cirilliani di tipo occidentale, è stata scritta da quello stesso amanuense raguseo, più precisamente del territorio di Ragusa, che vedemmo prima autore del codice cirilliano « Libro od mnozijeh razloga» del 1520. Della prima copia il R. si occupa poco perchè la ha già studiata ed illustrata nei suoi precedenti lavori. Della seconda non ha occasione di parlare molto, purtroppo, perchè non essendo riuscito ad avere in prestito il manoscritto originale dalla Biblioteca Civica di Lipsia, che ora lo possiede, s’è dovuto accontentare dei pochi saggi che ne pubblicò prima A. Leskien, Das dalmatinischserbische Cyrillische Missale romanum der Leipziger Stadtbibliothek (« Berichte Über die Verhandlungen der kön sächsischen Gesellschaft der Wissenschaften zu Leipzig, Philologisch-historische Classe », 1881, MI, 122-250). Della terza copia, che linguistica-mente sembra la più importante, si occupa più di tutto sulla base di una copia recente che ne fece il prof. Vid. Vuletic Vukasovié e che il prof. R. collazionò poi scrupolosamente. Lo studio linguistico, a cui il prof. R. sottopone le suddette opere, è lungo e particolareggiato, e come sempre, coscienzioso. Egli ne studia la grafia e l’ortografia, la grammatica ed il lessico, notando ogni cambiamento di vocale, di forme, di suoni e raccogliendone a parte il materiale lessicale. Le conclusioni, a cui egli arriva in questo suo dotto e paziente studio, sono queste: i due codici cirilliani sono stati scritti e usati nel territorio di Ragusa e nel suo dialetto; il codice del Ragnina è stato scritto a Ragusa per i nobili croati della repubblica e nel loro dialetto slavo; tutti e tre i codici sono una prova sicura del dialetto slavo che si parlava a Ragusa e nel suo territorio nella prima metà del secolo XVI, perchè non essendo nè volendo essere opera d’arte e di letteratura, ma mirando unicamente agli scopi pratici dell’officiatura ecclesiastica, nel trascrivere il testo dal libro stampato di fra Bernardino, non ricorsero, nei loro rimaneggiamenti linguistici, alla lingua poetica che usavano allora i primi verseggiatori di Ragusa (un ibrido di cakavo e di stokavo), ma seguirono la lingua del popolo che essi parlavano e sentivano parlare; la loro lingua trova riscontro e conferma nei documenti ragusei slavi dell’epoca e nella prosa slava che allora è stata scritta; sono dunque una nuova prova che gli Slavi di Ragusa nei secoli XV e XVI non parlavano il dialetto cakavo, ma usavano lo stokavo.