nistri d’iniquità? Forse la virtù del reo? Od io aveva seguito l’andamento del processo per convincermene, od il rispetto dovuto alla vostra nazionalità ed alla sventura dell’ esilio erano possenti motivi per accomunare i buoni coi tristi, gli eletti coi reprobi? In che dunque era obbligo mio il prestarmi d’accordo con Monsignor Politi in ciò ch’ei s’è prestato? Nel pregare coll'ottimo Prelato la famiglia dell’ ucciso, a me ignota, a condonare la colpa dell’ uccisore affine di agevolare la grazia? Ma di qual efficacia esser potea la mia debole voce, mentre quella di un Dio di perdono parlava fervida et autorevole per la bocca del suo Ministro? O noi viviamo sotto legislazione in cui la punizione si riguardi riparo alle offese fatte al privato, non alla società intera? E finalmente chi s’è a me presentato per esortarmi a concorrere al fine bene o male ideato? Nessuno. Ciò che si voleva operare non è caduto a mia notizia se non se quando era già operato. E tutta Corfù direbbe cosi come io mi sia prestato alla sua pace, al suo onore ? Oh ! s’io avessi creduto in cimento il suo onore, non mi sarei rimasto, no, nè silenzioso, nè inerte. Tutta Corfù sa quanto al suo onore 10 mi sia sempre prestato. Per esso, per esso ho resistito alle seduzioni di lucro e di false dignità, ho destato contra me possenti inimicizie, ho sciolto antiche amicizie, ho consumato vigilie, ho sopportato calunnie, ho la mia quiete sacrificato, e non temo di essere accusato di iattanza affermando che, se Corfù e le isole ionie possono andar liete di cittadini più abili, più valenti, non certamente m anteporranno altri più zelanti e più provati. E questo mi dice il mio cuore, al quale voi fate appello. Voi, al certo, non ignorate queste verità, voi che a me, primo, se non il solo, deste al vostro arrivo in Corfù e da me riceveste 11 bacio dell'amicizia, voi che per oltre tre anni, durante il vostro onorato esilio, me giornalmente vedeste. Cosi s’è cancellata dall’animo vostro la ricordanza di quei colloqui animati dalla cordialità e dalla reciproca fiducia, e degli uffici di osservanza usati verso di voi da parte mia? 1 quali se tanti non furono che adeguassero il mio desiderio ed il merito vostro, la cagione unicamente attribuire si debbe all’ intensità de’ vostri studi, al vostro troppo calcolato impiego del tempo, a certa alterezza d'animo che rimovendovi da ogni alleviamento sociale mi riducevano spesso alla mente il rigido tenore del lucifugo vivere di Gian-Giacomo. E non pertanto, quasi come preludio di quanto avete scritto dopo la vostra partenza da Corfù, ci fu l’improvvisa interruzione d’ogni relazione con me. L’amicizia spenta, dice non so qual savio, è come un’ ara atterrata che ancora si venera, ed io venero tuttavia la memoria della nostr’ amicizia, ma non senza rammarico. Certo, era dover vostro, prima di sciogliere si bruscamente vincoli che parevan sì stretti, aprirvi ad una leale spiegazione, e far palese la causa di sì inopinato mutamento. Che se io ho sdegnato chiedervela dal lato mio, ciò fu per l’intimo convincimento de’ sinceri e fedeli miei sentimenti. Ma