— 258 - magnifiche statue, la « Dea di Butrinto », copia romana di un prototipo greco della metà del V sec. a. C., ascrivibile alle scuole di Fidia, opera di bellezza veramente superba, che fu oggetto di gentile dono da parte di Re Zog ! a S. E Mussolini ; una bellissima copia della « Grande Ercolanese », dovuta ad un artista greco forse della scuola di Prassitele o di Lisippo (IV sec. a. C); una statua maschile, acefala, firmata da Iosicle, figlio di Iosicleo, nato ad Atene (fine del II sec o principio del I a. C.); una vigorosa testa maschile romana, rappresentante molto probabilmente Agrippa, il vincitore della battaglia di Azio. Di particolare importanza un numeroso complesso di iscrizioni greche, incise sulla facciata di parte dei sedili, o, ancor più, sul muro frontale della cavea. Contengono decreti generalmente appartenenti al III sec. a. C. Lo scavo, condotto in condizioni di ambiente e di terreno particolarmente difficili, rende ancor più meritoria e degna di elogio l'opera della nostra missione e del valoroso suo capo. * MATTEO Bartoli, Impronte delle lingue di Roma e Venezia nella Dalmazia, nell’Albania e nella Grecia, pp. 430-437. L’illustre linguista dell’ Università di Torino, particolarmente preparato, per i suoi studi più che trentennali sullo sviluppo delle lingue adriatiche orientali, a trattare il complesso argomento, ci dà una nuova e più perfetta sintesi dei problemi che toccano l’irradiazione delle lingue di Roma e di Venezia oltre i mari e oltre i monti, particolarmente di Oriente. Affronta per primo il concetto storico della diffusione del latino nelle terre conquistate da Roma. Mostra come in questo riguardo la realtà sia molto più complessa di quella rappresentata dall’elementare: « Graecia capta ecc.». La diffusione del greco, anteriore allo sprigionarsi della romanità, è limitata alle città, soprattutto alle città al mare. Il greco non vinse il latino, ma altri linguaggi. Più tardi comincia il duello fra i due giganti : il latino e il greco. Il latino ebbe per qualche tempo la prevalenza riuscendo a passare lo Ionio e a giungere pure nelle province orientali. L’offensiva del latino fu arrestata, nell’ età post-costantiniana, dalla diffusione del cristianesimo e dalla fondazione dell’Impero d’oriente. A queste due forze, non al fascino dell’arte di Omero, è da attribuire l’arresto del diffondersi della romanità in Oriente. Comunque — e avremmo amato che l’illustre linguista avesse messo bene in rilievo questo fatto — l’Adriatico orientale da Tergeste a Epidamno (Durazzo) fu romanizzato non solo nelle aree e nei centri non greci, ma sin nelle fiorentissime colonie greche di Pharos (Lesina), Kerkyra melaina (Curzola), Issa (Lissa), Tragurion (Traù) ecc., e tale si mantenne, nonostante il dilagare del cristianesimo e la soggezione al-l’Impero d’oriente, sino alle invasioni barbariche nell’ interno e per tutti i secoli alla costa. Ai tempi di Giustiniano, nel più energico periodo dell’ espansione linguistica greca, Procopio notava : Tov òs xóhtov èxvòg jtqòjvol (lèv 'EXXrjvég eiaiv, 'JlneiQÒJvai xaXov/iievoi, &%qi ’Emòàfxvov jtóXecog, fjjvm èm'd'aXaaoia oineìvai. '/.al ravvrjg fièv èx°[.iévr] IlgéftaXtg ì\ yjboa tari, fisi) ’ t) v AaX/uavia èmttaXeTtai, xaì vò vrjg 'Eonegiag Àpióyiarai xgdvog (Procopio, Guerra gotica, I, 15, ed. Comparetti, Roma, Ist. stor. ¡tal., 1895, I, p. 119). Venendo a parlare della italianità linguistica della Dalmazia l’autore ribadisce il concetto che tale italianità non proviene principalmente e fondamentalmente dalla dominazione di Venezia, ma è, quale diretta evoluzione del latino, rimasto sempre vivo nelle zone immuni dalla conquista slava, anteriore all’affermarsi della signoria veneziana. Venezia, venendo in Dalmazia, trovò nelle antiche città romane, il dalmatico, che, a poco a poco, all’ infuori di ogni influenza slava, cedette il passo al veneto. Tale trapasso avvenne a Ragusa al principio del sec. XVI (ancora nel 1518, 31 gennaio, un