- 235 - a ritemprare e rinnovare le coscienze della nuova Italia. La parenesi, più che alle vette sublimi della mistica, quasi sempre è indirizzata con dolcezza e fermezza paterna alla vita pratica : la donna, i genitori, i figli e i bambini stanno sempre dinanzi al suo occhio amoroso. Così p. e., con un’audacia non rara in lui, il Tommaseo applica esclusivamente alle donne una parafrasi abbastanza libera del Sermone della Montagna : « Beata la donna, che non ha il cuore nelle ricchezze, nè sue, nè del marito suo, nè de' figli..... Beata la donna che piange di dolori dignitosi ed immacolati ; beata la donna che accoglie nel petto, come in ospizio fidato, il dolore delle sorelle sue, di tutte le donne che vivono ; beata la donna che ha l’anima mansueta, beata la donna che ha il cuore pacifico, e parole sul labbro di pace » (cap. V). Alla donna mirava costantemente nelle sue opere il Dalmata, da lei attendendo principalmente, nel silenzioso sacrificio quotidiano, la rigenerazione della famiglia e l’influsso benefico e decisivo sull’educazione della prole. In quest'ideale femminile sembra che si rifletta l’immagine della madre sua, mansueta e santa, la cui vita non fu che « un’armonia di prego e di dolor ». (Cfr. la lirica Solitudine in « Poesie », p. 103). Anche da questa nuova pubblicazione facilmente si constata qual posto altissimo tenesse neH'animo e nella vita del Tommaseo la religione cattolica e il suo centro d’ispirazione, Cristo. «L’immagine di Cristo amico, narra egli nelle Memorie poetiche, tre anni dopo (cioè nel 1822 a Venezia) mi riapparve viva e possente in un tempo di abbattimento, dì solitudine, di tedio immedicabile, e mi riebbe: e, mesto o lieto, sempre ripenso con gioia, non Cristo principe del futuro secolo, e giudice del passato, ma Cristo amico (Le memorie poetiche, a cura di G. Salvadori, Firenze, 1917, pag. 18). All’ Amico Nostro nel 1837 egli dedicava una significativa poesia del tempo dell’esilio; alla meditazione della sua vita eccolo tornare nelle giornate burrascose di Venezia. Potè pure, in certi momenti della sua battagliera esistenza, trascinato da una passione savonaroliana, biasimare la politica contemporanea dì qualche Papa, invocare riforme della vita religiosa, fustigare a sangue difetti ed errori di ecclesiastici alti e bassi. La crudezza con cui metteva a nudo in alcune sue opere le piaghe del mondo religioso potè turbare qualche coscienza timorata e non piacque certo, in quei tempi fortunosi, alle supreme gerarchie ecclesiastiche. Ma il suo zelo — forse intempestivo — fu sempre ispirato da un amore grande e sincero, al quale mai venne meno. Egli colpiva per sanare. E un’altra osservazione s’impone spontanea al lettore di queste Meditazioni: Un’anima che ha vibrato così intensamente al contatto del Vangelo, che ha compreso e adorato con tanta umiltà la manifestazione terrena del Verbo, non poteva avere per tono fondamentale la malignità e l’acrimonia, anche se, combattuta da passioni violente, viveva racchiusa in un corpo fragile e soggetto a cadute. Nella religione del Nostro — come bene osserva il Santucci — siamo lontani da ogni bigottismo esteriore e superstizioso, che sfiori superficialmente l’anima senza trasformarla: la fede per il Tommaseo è vita. * * * Un altro volumetto di prose inedite del Tommaseo, che per il suo contenuto etico e religioso si riallaccia al precedente, sebbene ad esso inferiore per valore artistico, è quello pubblicato da Pietro Misciattelli col titolo significativo Norme di vita,