— Ibi — vi infonde tale un alito di commozione che nella passione dei suoi concittadini fa sentire anche tutta la passione sua. Nell’altro lavoro su Cherso ed Ossero sotto la Serenissima, l’autore torna al periodo dal 1409 al 1797, e vi torna armato di nuovi documenti e nuova dottrina. Avendo potuto ottenere un dettagliato elenco dei conti e capitani dell’ isola quali risultano dai registri del « Segretario alle voci » del R. Archivio di Stato di Venezia, egli ha modo di completare la serie precedentemente addotta e soprattutto di corredarla di abbondanti e precisi dati cronologici (pag 76 segg.). L’argomento lo porta a tratteggiare nuovamente, sempre in base a nuovi dati di fatto, la vita isolana in tutte le sue manifestazioni. Parla degli istituti giuridici che vi fiorivano, degli uffici, delle istituzioni religiose, dell’arte, della lingua, delle risorse economiche, dell’amministrazione, di usi, costumi, tradizioni, di tutto ciò insomma che vale a farci rivivere il fervido e bello passato di Cherso-Ossero sotto la Serenissima. Sì che a ragione - conchiudendo il suo esauriente lavoro - sente di poter fieramente affermare : « Qui ancora una volta, senza tema di venir smentito, voglio ripetere che, e prima e dopo Campoformio, l’isola non ebbe che vita spirituale italiana, e che, sotto i domini stranieri, i ricordi di Venezia simboleggiarono e promossero la Redenzione nostra » (1). G. Praga ARTURO Cronia, Per la storia della slavistica in Italia. Appunti storico-bibliografici. « Collezione di studi slavi diretta da Arturo Cronia », Serie I, volume I, Zara, Schònfeld, 1933, pp. 1-133. Il presente volume inizia la « Collezione di studi slavi » che il prof. Cronia ha intrapreso a valorosamente dirigere e l’editore Schònfeld a coraggiosamente pubblicare. L’inizio non poteva essere più degno nè più opportuno. Quelli che 1’ a. con molta modestia definisce appunti, sono invece un riuscitissimo, organico e ben disegnato quadro retrospettivo, un bilancio vero e proprio, del lavoro italiano nel campo della slavistica, dal Rinascimento alla fine del sec. XIX. Perchè, come 1’ a. osserva in opposizione a quanti per ignoranza ritengono e scrivono che appena in tempi recentissimi si sia iniziato da parte nostra un certo lavoro nel dominio degli studi slavi, la partecipazione della cultura italiana allo studio e alla risoluzione dei fatti e dei problemi concernenti il mondo slavo, è antica e fu in ogni secolo vivissima. Dai primissimi tempi dell’umanesimo, uomini di lettere, di studio, di dottrina, percorsero le vie dell’Europa orientale, danubiana e transcarpatica non solo portando tra i popoli slavi luce di cultura e pratica di vivere occidentale, ma, tornando, riportarono impressioni e nozioni che comunicarono all’ occidente, si resero sensibili a problemi di quelle genti e di quelle regioni, che posero, esposero e spesso risolsero. Altri, pur non stabilendo contatti diretti, guardarono con interesse e con fascino a quel mondo, se ne resero, se pur mediatamente, conoscitori perfetti e lo innestarono nel quadro della civiltà europea, scrivendone la storia, divulgandone l’arte, celebrandone i valori. Questo interesse e questo fervore di studio non scemarono nè s’interrup- (*) Mentre correggiamo le bozze (IO dicembre) ci giunge la luttuosa notizia che Silvio Mitis è improvvisamente morto a Trieste nella notte dall'8 al 9 dicembre. Inviamo alla memoria del maestro, del patriotta e dell' amico un commosso saluto.