contiene lavori di vero valore, e di tali imprese è forse la migliore, dopo l’Archivio Storico, che siasi tentata qui; la migliore al certo, che abbia uno stampatore condotta con le sue forze sole. Ne fu appunto occasione l’Erodoto, del quale il Mustoxidi non avrebbe trovato il verso di dar fuori neanco quel tanto che diede, se un editore non glie ne forniva il lezzo pronto, e poi con inviti incessanti non lo stimolava. Nella scelta delle versioni stampate e delle illustrazioni e de’ nuovi traduttori, al Sonzogno il Mustoxidi fu guida: e parecchi lavori qua e là mise di suo ; liberale in ciò, e modesto si per coscienza di sè, e sì per quella noncuranza che fin delle cose proprie era innata a lui; difetto per verità raro, e migliore di qualche pregio. Così nelle opere altrui prese egli, senza volerne nè lucro nè lode, assai parte, vincendo la pigrizia con cortesia e con l’affetto agli studi patrii, così sua in gran parte un’operetta stampata, credo, a Costantinopoli, sull’isoletta di Calcide ('); così nella preziosa raccolta de’ canti greci che la nazione e la lingua greca e la storia e l’arte devono al dotto Fauriel, il Mustoxidi ha merito grande Le Illustrazioni Corciresi, come lavoro ristretto a cose più note a lui, si meritano menzione speciale; insieme col discorso sopra i famosi cavalli di S. Marco... La Vita d’Anacreonte, le Note all’Erodoto, la Storia di Corfù son lavori non di profonda e compiuta erudizione, nè di nuova e fortemente pensata dottrina, come i temi e il tempo portavano; ma i tempi appunto e l’educazione da esso avuta gli è scusa; perch’egli non è nè ben del secolo passato nè ben del nostro. Nato in paese che riceveva per riflesso la civiltà italiana, e contava per vero più uomini leggenti e scriventi che le angustie d’un’isola non farebbero credere; non redò le tradizioni degli ultimi possenti eruditi d’Italia ; non approfittò degli esempi delle fatiche germaniche; e, scarso com’era di lettere latine, non ebbe ìgio e non trovò tempo di leggere neanco le opere da’ filologi di Germania Scritte in latino. Ma coll’avvedimento che lo accompagnava in ogni cosa, juel tanto eh’e’ seppe per istudii non perseveranti ma non mai dismessi col facile ingegno raccogliere, seppe altresì trascegliere e congegnare ton un garbo tra greco e italiano e francese; soprabbondando nelle cita-ioni talvolta, e di queste non sempre dando il debito luogo alle più cardinali; ma insieme sapendo più che filologi non sogliano l’arte di farsi leggere, e alle cose antiche gli accenni alle nuove felicemente intrec- ci Lapsus calami per Imbro ; allude all’operetta del Padre Bartolomeo Cutlu-musianos. (*) «Arch. stor. itaL », XII, II, pp. 42-43.