— 350 — manuale, riproducete una pagina del Seneca ambrosiano, andava ad arricchire il corredo illustrativo (tav. 105) dello Steffens. Ci permetta il paleografo di ricordargli che chi analizza lettere e segni ha da citare tavole, tavole e niente altro che tavole, ovunque si trovino e chiunque le abbia pubblicate. Altro che manuali ! Ad attaccarsi ad essi c’è da formarsi quella mentalità così grossolanamente dogmatica, che ottunde e impedisce di vedere, comprendere e ragionare. Se poi a questa mentalità si aggiunge un'assoluta incapacità di riconoscere e valutare i fatti paleografici, una sconfinata presunzione di se stessi e una irresistibile tendenza a falsificare, allora può succedere di scrivere cose simili a quelle che scrive il Barada. Ma i rimproveri baradiani in fatto di citazioni non sono finiti. Egli se la prende perchè, avendo noi scritto che la beneventana spezzata cassinese, « formatasi e completamente maturata nel corso del secolo XI, ebbe uno sviluppo autonomo e spontaneo indipendente da folti influenze esterne », ci siamo richiamati al volume dello Schiaparelli, Influenze straniere nella scrittura italiana dei secoli Vili e IX, Roma, 1927, Biblioteca Apostolica Vaticana, Studi e Testi, 47, osservandoci che «il lavoro dello Schiaparelli non ha assolutamente nulla di comune con ciò a cui il Praga si richiama, ciò che già si vede dallo stesso titolo. Lo Schiaparelli in esso discorre delle influenze straniere in Italia nei secoli VIII e IX in generale, e in modo particolare sulla beneventana unicamente a pagine 38-61, ma non di quelle del sec. XI... e lo Schiaparelli non parla di sviluppo autonomo e indipendente della beneventana, ma proprio al contrario constata le influenze straniere». E un po’ difficile spiegare certe cose al Barada. Egli ha veduto soltanto che il numero romano della nostra prosa non concorda con quelli del titolo dello Schiaparelli. Ma non sa, per l’amor di Dio, il significato delle parole «formazione», «sviluppo», non sa che sono processi che durano ben più di un secolo, non sa che « ebbe » è passato remoto del verbo « avere » ? Non è stato capace di fare l'analisi grammaticale della nostra proposizione e vedere che 1’ « ebbe » si riferisce ai secoli antecedenti all’ XI ? Nello stesso ordine di incapacità intellettiva siamo con le «influenze straniere». Cerchi di capire che, tirate le somme e fatto il bilancio positivo e negativo dell'indagine dello Schiaparelli, la nostra frase «indipendente da forti influenze esterne» ne rappresenta proprio l’esatto risultato. Ma poiché noi, secondo un nostro costume bibliografico, abbiamo di quel lavoro indicato anche la collezione a cui appartiene e non abbiamo, perchè tutto il lavoro andava preso in considerazione, citato pagine determinate, siamo, dinanzi alla scienza paleografica, colpevoli nientemeno che di aver « certamente veduto quest’ opera in qualche catalogo di libri, fatto (a noi) sufficiente per citarla». Non per recare un argomento contrario, ma per inviare anche di qui un saluto alla memoria del compianto maestro, al quale poi ci legò una perenne e devota amicizia, che seguì puntata per puntata la