— 138 — tano, d’italiano non hanno nulla. E gli esempi si potrebbero moltiplicare all’ infinito. Partendo quindi unicamente dallo studio dei nomi in un argomento così complesso, è difficile, per non dire impossibile, arrivare oltre alla constatazione generica di un bilinguismo, rispettivamente di una simbiosi tra le due razze; constatazione che non ci permetterà quasi mai di scendere a determinazioni più concrete, come fa nei suoi articoli il prof. Skok. * * * Per quanto riguarda la ripartizione delle lingue nelle città dalmate — ripartizione che rappresenterebbe il risultato della secolare simbiosi romano-slava — la costruzione del prof. Skok, oltre a non concordare con molti documenti dell’epoca, ci sembra che pecchi di troppo semplicismo e che sappia di artificio. Essa d’ altronde non riesce a dare una soluzione soddisfacente ai vari quesiti che il complesso problema, nella sua realtà storica concreta, impone agli studiosi. In fondo, secondo lo Skok, si tratterebbe di questo fenomeno veramente strano ed inspiegabile: i membri delle famiglie neolatine nelle città dalmate, a un certo punto della storia — che l’autore lascia piuttosto indeterminato — si sarebbero slavizzati, adottando il serbo-croato come lingua di famiglia e promovendo quindi una letteratura in tale lingua; nello stesso tempo però l’italiano avrebbe dominato nella vita pubblica, nelle cancellerie cittadine e nei commerci. Ora com’è possibile conciliare due fatti così differenti, anzi contraddittori, come sono la slavizzazione della vita familiare e la contemporanea italianità (o neolatinità) della vita pubblica e cullurale, quando questi due ordini di fatti, per i vincoli strettissimi, i rapporti e le in' fluenze vicendevoli che vi intercedono, solo teoricamente si possono separare, ma in realtà formano un unico complesso fenomeno? Si potrà ammettere, come fece il Lucio (*), in seguito alla maggior conoscenza e (*) < Sed ex vicissitudine rerum, bellis, morbis, aliisque casibus, deficientibus Dalmatis, Slavi in continenti et insulis sensim irrepebant. in ipsisque civitatibus recepii fuerunt, ita ut Dalmatae, quamvis in civitatibus lingua Latina corrupta ad instar Italicae uterentur, Slavam quoque ex necessitate discere et loqui coacti, bilin-gues effecti sunt... ». De Regno Dalmatiae et Croatiae, lib. VI, cap. IV, pag. 281.