— 128 - dei Balcani: il continentale e il marittimo. Sul littorale adriatico e in Dalmazia i Neolatini già da principio costituiscono una stabile popolazione urbana (i Romani di Costantino Porfirogenito, i Latini dei documenti medievali), mentre gli Slavi intorno alle città costiere formano una popolazione rurale. La differenza quindi tra i Neolatini della città e gli abitanti slavi delle campagne era anche di natura culturale ed economica e si manifestava net modo di vivere, nelle occupazioni e nei costumi: da una parte c’incontriamo nei soliti caratteri dell’urbanesimo, dall’altra in quelli della vita campagnuola (cap. 1). Quindi passa a stabilire la sua tesi fondamentale: per la conoscenza dei Neolatini di Dalmazia, dal punto di vista etnografico, oltre allo studio della loro parlata, già compiuto dal JireCek e dal Bartoli, serve come ottima fonte l’onomastica. Questa nel primo medioevo ci rivela il nesso ininterrotto tra la popolazione delle città costiere e le antiche colonie romane dell’ Adriatico orientale. Ma in mezzo alla catena continua delle città neolatine sorgono nuove formazioni urbane slave: Sebenico, Nona, Belgrado (Zaravecchia), Castelmuschio (< Ad musculum) di Veglia, in cui prevaleva una popolazione slava che viveva però con statuti di provenienza romana. Le città neolatine svilupparono la propria autonomia, ebbero leggi proprie; anzi questa vita autonoma creò una speciale coscienza cittadina, una specie di campanilismo, che si rivela anche dai documenti dell’epoca. Ma nella loro vita giuridica l’autore trova un riflesso della simbiosi cogli Slavi in alcuni termini statutari di origine slava (così a Veglia la divisione della cittadinanza in sei zate < cete) (cap. 2). Per comprendere come si sviluppasse questa simbiosi tra Neolatini e Slavi nelle città, quale fosse la penetrazione slava dentro le mura cittadine, quali le condizioni linguistiche, è necessario — secondo l’autore — studiare i nomi della popolazione urbana sino alla fine del secolo XV. I nomi ci diranno la storia di questi Neolatini. Dopo il secolo XV i nomi di famiglia romanici scompaiono, sostituiti da nomi veneziani e slavi; indizio evidente — sempre secondo l’autore — che i Neolatini, in seguito alle pestilenze che infierirono nel Trecento, erano quasi (*) scomparsi e che l’antica (1) Poche righe dopo l’affermazione è ancora più categorica; del « quasi •> non c’è più traccia.