- 336 - per le quali egli si privava di tutto, del sonno e del cibo e, battuto una volta di più, si rimetteva con irriducibile fermezza, con fede incrollabile al lavoro. In questo studio il Gambarin ha raccolto, sulla scorta di materiale anche inedito, di numerose lettere e della parte non ancora pubblicata dell’opera del Tommaseo su Venezia negli anni 1848-1849, interessanti notizie riguardanti le profferte dei Francesi, dei Corsi e dei Polacchi, riservandosi di trattare a parte di quella dei Greci, alla quale il Tommaseo si mostrò subito recisamente avverso, perchè riteneva che essi, «non intesi e non intendendo la lingua, con costumi lutfaltri, e avversi allora agl’italiani, sarebbero rimasti sospettati e sospettosi, e, non si volendo far guerra di bande, giacevano nelle lagune com’ acque montane che stagnino nella valle. (Venezia nel 1848-1849). Questo lavoro del Gambarin ha per noi un’ importanza tutta particolare, perchè la figura che, accanto a quella del Mazzini, vi ha maggior risalto, è quella di Niccolò Tommaseo. Epperò qui ne parliamo. Molto più dello stesso Manin, il Tommaseo servì da intermediario tra il grande agitatore e il Governo Provvisorio di Venezia. Assai importante poi fu 1’ opera sagace e tenace svolta dal Dalmata, per assicurare, anche indipendentemente dal Mazzini, a Venezia l’aiuto di quei Polacchi, nei quali egli riponeva fiducia, «perchè avrebbero condotto seco uomini già fatti alle armi e comandanti di grido», ma soprattutto perchè egli era ben convinto che « la bandiera loro, associata all' italiana, ispirava fiducia negl’italiani del Friuli, che prima doveva esser liberato, e forse scuoteva gli Slavi d’esso Friuli e gli Slavi d’Istria e Dalmazia; e, commuovendo in Dalmazia un partito prettamente slavo, aggregava a quello i non pochi che servivano all’Austria, non per amore d’essa Austria, ma per odio d’Ungheria (op. cit.). Tanto dalle sue relazioni col Mazzini, quanto dalla parte avuta nella questione degli aiuti profferii a Venezia, quali sono prospettate dal Gambarin, la figura del Tommaseo esce ingrandita sia dal lato morale, che dal lato politico. Il Gambarin ha il merito non piccolo di averci presentato qui non un Tommaseo di maniera, pieno d’acredine, intransigente, intrattabile, incapace di una condotta politica sensata, si invece un Tommaseo il quale dinanzi al supremo interesse della Patria sa contenersi, sa frenare i suoi impeti, sa moderarsi e venire a transazioni, un Tommaseo che ha alcune visioni lungimiranti, di portata nazionale ed europea. Negato effettivamente per il suo temperamento critico e speculativo alla politica spicciola, per la quale invece il Manin pareva creato a posta, egli dimostra nelle grandi linee della politica una visione molto più vasta e più profonda di lui. Al Tommaseo sentiamo che vanno le simpatie del Gambarin, che non trascura occasione per dar risalto, ma sempre sulla base solida dei documenti, all' opera del Dalmata. Potremo non esser sempre d’accordo con lui nella valutazione di questo o quel fatto, ma sentiamo che egli di nuli’ altro si preoccupa che di arrivare alla verità. Piace la serenità, la ponderatezza, l’equilibrio dei suoi giudizi. Grandi novità non contiene, nè d’altronde egli pretende di volerne dare, la parte che si riferisce alle relazioni del Mazzini col Tommaseo prima del ’48. Essi, come si sa, erano in corrispondenza, interrotta dall’ esilio del Mazzini, già parecchi anni anteriormente al loro primo incontro, che avvenne nel ’34 a Ginevra, dove il Tommaseo, sulla via dell’esilio anche lui, volle recarsi deviando da Lione, per conoscerlo personalmente. Sebbene il Mazzini fosse ancora sotto lo smacco della fallita spedizione della Savoia, il Tommaseo non lo trovò accasciato. 11 giudizio che il Tommaseo ne diede, coglie l’essenza stessa dello spirito e dell’ opera del grande apostolo : « Si parlò di