— 343 — della abbazia di Maredsous ed al padre Katterbach di Roma, che ci inviò in cambio il I fascicolo degli Exempla Scripturarum dell’Archivio e della Biblioteca Vaticana. Dopo di che gli estratti si esaurirono. Sicché quando circa un anno fa il padre Bocksruth della abbazia di Einsiedeln ci rivolse la più calda delle preghiere di procurargli uno di quei nostri volumi, potemmo solo inviargli un fascio di bozze di stampa che per caso avevamo serbato, e che egli fece diligentemente rilegare e riporre nella biblioteca della gloriosa, millenaria abbazia. 11 Barada dunque e i suoi soci non hanno di che impressionarsi. La patria, per quanto riguarda il nostro Scriptorium, non è in pericolo. Messosi però sulla via, e assuntosi il compito, di difendere la patria, la scienza e gli amici dagli assalti che noi avremmo loro, e non solo nello Scriptorium, ingiustamente sferrato, attacca a sua volta noi, facendo consistere la inane difesa dei suoi protetti in un controattacco. Quello che abbiamo scritto del Kukuljevic, del Ljubic, del Racki, del Sisic e del Novak resta e resterà. 11 Sisic fu da noi giustamente, con le debite riserve, lodato. Gli altri, là dove meritavano, giustamente condannati. Nè siamo stati i primi, nè i soli, a pronunciare condanne. Veda un po’ a pag. 381 deìYEnchiridion fontium historiae Croaticae, che cosa dica il Sisic, croato, dell’onestà scientifica del Kukuljevic; veda un po’ a pag. 51 della Scriptum Beneventana, che cosa dica lo stesso suo Novak della valentia paleografica del Racki. Si rechi un po’ a Venezia nell’Archivio di Stato a sentire che ricordi si mantengano del Ljubic, che, valendosi dell’autorità derivantegli da i. r. incaricato di studi interessanti il bene dello stato, fece giorno e notte lavorare per sè uno stuolo di impiegati ed amanuensi senza poi nemmeno, o assai magramente, compensare il loro lavoro e facendolo poi nei Monumenta dell’Accademia di Zagabria passare per suo. Confronti un po’ il Dizionario biografico degli uomini illustri con gli articoli che Giuseppe Ferrari-Cupilli e Urbano Raffaelli scrissero nella « Gazzetta di Zara » e negli altri periodici zaratini prima del 1856, e con le stesse notissime opere dell’Appendini di dove di peso sono tolte pagine intere, e giudichi se era o non era «incline a farsi bello delle fatiche altrui». (Cfr. anche V. BRUNELLI, in questi «Atti», 11, 1927, pag. 9). Quanto alla «pseudoerudizione » che abbiamo imputato al Novak, vedremo, ohimè, che si tratta di ben peggio. * * * Il Barada incomincia col dirci che di metodologia paleografica non sappiamo niente e ce ne impartisce, a modo suo, una lezione. Cita il Lehmann e il Traube, e ci avverte: «per fissare il tempo e il luogo di un manoscritto che non è datato nè localizzato, è necessario compararlo con manoscritti già datati e localizzati, altrimenti è inevitabile l’errore». E conchiude: «Ho enun-