- 257 — Via Egnazia; Epidaurum, nodo stradale e punto di arrivo sulla costa delle popolazioni del retroterra; Salona « la Colonia Martia Julia, fedele a Cesare nella lotta contro Pompeo, fedele a Roma nella insurrezione del 6 d. C., con il suo accogliente porto e con la comoda via verso la valle della Sava lungo Urpanus; è la città, la cui importanza aumenta via via che si svolgono le vicende dell’ Impero e che, centro del grande conventus Salonitanus, residenza del procurator, poi praeses provinciae, raggiunge la massima floridezza con Pillirio Diocleziano»; Tragurium; Scardona; Jadera «la fedelissima di Giulio Cesare, colonia con Augusto e sotto Augusto avviata come le altre dalmate città verso la floridezza, che raggiunge il massimo nei tempi traianei, con abbondante commercio di olio e di vino e con popolazione non solo italiana, ma greca ed orientale ». Benessere e prosperità, tra le distese dei campi di frumento, il verdeggiare delle vigne opime, il biancore delle ville e delle fattorie. Benessere e prosperità anche quando minacciose si addensavano ai confini le ondate dei barbari. Primeggiano allora due città: Salona prima, Ravenna poi. Con Ravenna si penetra al di là del regno gotico nella signoria di Bisanzio. Poi calano i barbari: a mezzo il sec. V, intorno alle Giulie, Attila con gli Unni; nella prima metà del VII, oltre le Dinariche, Bajano con gli Avari. Le città dalmatiche si salvano. Restano nell’impero d’Oriente, da esse considerato legittimo, sino a che Venezia nel 1000 non riprende il ruolo adriatico di Roma. E mentre Ragusa e Cattaro collaborano con Bari e con le Puglie, Ancona con Spalato e Zara, Venezia a poco a poco elimina ogni relitto di barbarie nell’Adriatico facendone il suo mare. «A Spalato, nella Dalmazia tutta echeggia una parola: Roma, risuona un grido: Italia 1». * F. Stella Maranca, / poeti di Puglia e il diritto romano, pp. 404-413. L’a. propugna lo studio dell’antico diritto romano non circoscritto alle fonti più propriamente giuridiche, ma esteso a tutto il patrimonio letterario romano. Accennato poi al costume di considerare opera bizantina pregiustinianea o giustinianea, postclassica insomma, qualsiasi citazione donde risulti una parola o un pensiero che rispecchi l’ellenismo, entra a considerare l’opera e lo spirito dei tre più antichi poeti di Puglia: «il tarantino Livio Andronico, condotto a Roma fra i prigionieri di guerra nel 272; il messapico Ennio, conosciuto da Catone in Sardegna dove era centurione nei 204 e il brindisino Pacuvio, nato da una sorella di Ennio nel 220 a. C. >. Le sue considerazioni sono soprattutto intese a mostrare come sia da intendere ciò che si usa chiamare «la invasione della civiltà greca nella società romana» o «l’assorbimento della civiltà greca nel mondo romano ». Non si trattò di un trasporto, ma di un apporto che l’anima romana riplasmò profondamente. «L’ellenismo portato sulle rive del Tevere dai greci d’Italia, per opera dei greci d’Italia, e segnatamente di Ennio, divenne romano». Anzi fu in questo tempo, che l’angusto e rude diritto del-P urbs si avviò alla sua universalità. * Luigi M. Ugolini, Un importante teatro classico trovato a Butrinto (Albania), pp. 414-429. L’a., capo della missione archeologica italiana in Albania, che tanti splendidi risultati ha conseguito, e per opera della quale proprio questi giorni (fine novembre 1934) si annunciano nuove importantissime scoperte, rende qui conto del lavoro compiuto per dissotterrare il teatro classico di Butrinto « Esso non è molto grande, ma in compenso è grazioso, ben conservato nella parte bassa, ha la scena pure in condizioni abbastanza buone; è caratteristico sotto molti aspetti... È lontano da Butrinto non più di 5 Km. in linea d’aria». Durante questo scavo sono venute in luce delle 19