— 187 — per caso i singoli « generi » trattati a sè rispecchiano altrettanti indirizzi e periodi e ove, omessa la tradizionale e superflua suddivisione del « materiale » letterario secondo le località (Ragusa, Dalmazia ecc.), le differenze linguistiche (paleoslavo, cakavo, stokavo ecc.) e alfabetiche (glagolito, cirilliano, latino) ecc., l’attività culturale dell' epoca spicca in una chiara ed organica sintesi in tutta la sua interezza. Di quest’epoca poi va notata la rispettiva e giusta ed attuale interpretazione delle sacre rappresentazioni, che si fanno derivare direttamente dall’ Italia e che non si mettono più in ipotetiche relazioni coi misteri tedeschi, come avevano tentato Vodnik (Povijest hrvatske knjizevnosti, I, 1913) ed altri. Pure di quest’ epoca è la nuova illustrazione delle origini della poesia popolare croata alla luce dei suoi vaghi e lontani contatti con l’epica occidentale, come hanno dimostrato recenti studi (p. 5-6, note 1, 2 ecc.). Ad altre epoche si siferiscono invece la visione del petrarchismo in seguito alle pubblicazioni recenti di Kombol, Torbarina, Cronia, Hauvette, la valorizzazione del Gondola dopo i colpi demolitori di Haler, Barac, 1’ azione dell’Arcadia dopo gli studi stessi del prof. Deanovic. Giudizi poi su singoli autori o su singole epoche sanno di equilibrati ripensamenti sorti all’eco di studi e discussioni recenti. Tale l’osservazione sul « culto della donna » nell’ epica occidentale che ai poeti popolari slavi riuscì nuova e fermò la loro attenzione. Tale la riconferma che la trasformazione dell’« umanesimo in rinascimento», in altri termini la vittoria del volgare in Itatia, — non dunque l’antica letteratura paleoslava o slava ecclesiastica 1 — diede origine alla vera letteratura slava di Dalmazia. Tale ancora la constatazione che il teatro d’Italia agì direttamente sulla letteratura dalmata quindi come in casa propria — e non col mezzo di quelle compagnie o truppe che lo diffusero in Polonia, in Boemia, in Francia ecc. Tale infine l’esempio del Molière che venne a Ragusa attraverso i rimaneggiamenti fatti in Italia. E via, via! Maggiore però fu ancora la maestria del D. nel portare, come dicemmo, l’acqua al suo mulino, nel fare il vigile cicero prò domo sua A tale punto ci si affaccia ormai il problema dell’oggettività del suo lavoro e sorge spontanea la domanda se egli da vero è voluto o è potuto essere oggettivo. Oggettivo!? Ma quale storico è mai potuto e mai potrà essere oggettivo nel vero senso della parola? Per non parlare delle solite simpatie di parte degli storici e degli pseudostorici di ogni tempo, basti pensare al come i grandi movimenti del pensiero e dell’arte (rinascimento, romanticismo ecc.) foggiarono i propri storici e loro impressero quasi inavvertitamente le proprie idee, i propri gusti ecc. e... lasciamo I’ assoluto oggettivo — sì e no! — all’apparato fotografico. Trattandosi poi di argomento di letteratura comparata e in pari tempo di storia patria la così detta oggettività diventa tanto più problematica, quanto più complicato e spinoso è il terreno su cui ci si inoltra. Il prof. D. ha fatto del suo meglio per essere almeno relativamente oggettivo e per guardare al suo tema non con un occhio solo, con quello dei fanatismo di parte, ma anche con gli occhi delle esperienze e delle convinzioni altrui. E anche se talvolta ha un po’ ammicato e indulto a sentimenti a lui cari, altra volta è. riuscito a vederci dentro alle cose e bene. In ogni caso la nota sua personale, le sue simpatie e le sue tendenze non sempre si nascondono dietro la maschera dello storico imparziale e tradiscono invece il relatore appassionato. Succede così che parecchie sue conclusioni e parecchi suoi giudizi, pur rispecchiando premesse e idee generalmente riconosciute e accettate, hanno qua e là deviamenti e oscillazioni irregolari che rasentano l’interpretazione di parte e rendono quindi discutibile il tutto. A cominciare dal titolo. Perchè proprio quel termine nuovo di zecca « Littoral