— 160 — caduta nel iuspatronato dei nobili Grisogono di Zara, l’ultimo superstite di detta famiglia, il defunto arciprete di Zara, l’ha rinunciata al capitolo di Pago, che ora ne è il possessore. Il luogo più vicino al monastero era la villa di Pago, ora Terra Vecchia, e chi mi potrebbe assicurare che, essendo state introdotte le monache sotto la loro regola, non avessero i monaci avanzate le loro tenute temporali e spirituali sopra la detta villa a quei tempi che fioriva il castello di Kessa, ed in quelli nei quali il vescovo di Nona erasi ritirato dall’esercitare le sue funzioni in quella parte dell’ isola concedutagli dal re Cressiniiro. Allora certamente il monastero era fiorito, e governato da un abate, che, giusto gl’indulti della sua religione, aveva l’uso dei pontificali. Non è inverosimile la congettura che quell’abate, presa l’occasione di quelle rivoluzioni, abbia tentato di arrogarsi l’acquisto. Egli ch’era radicato nell’isola aveva più ragione d’un estraneo. Non senza qualche tradizione i nostri antenati hanno riguardate con passione le rovine del monastero, l’abbandono dell’officiatura della chiesa e l’ingerenza dell’arcivescovo di Zara nelle sue rendite, quando ricorsero al trono ducale l’anno 1415 per ristabilire gli uffizi divini interrotti, e per promuovere la nomina d’un nuovo abate. Questi loro passi denotano ad evidenza che, avendosi dell’attaccamento per religiosi partiti, e devozione per una chiesa abbandonata di culto, si vogliono mostrar grati verso quella religione da cui un tempo gli fu detto che avevano il cibo parrocchiale le loro anime, e devoti verso quella chiesa, a cui fu interrotto l’uso della giurisdizione dall’arcivescovo di Zara, contro cui reclama che s’ era appropriate le sue rendite ed unite alla propria mensa. Fra le memorie di questa abbazia mi è soltanto arrivata tra le mani una bolla di collazione, anche degli ultimi tempi, la quale, perchè ci mostra di qual considerazione fosse il monastero, non sarà inutile il suo registro. Reverendissimo in Christo patri et domino domino archiepiscopo Iadrensi prò tempore, ac illi vel illis ad quem vel ad quos monasterium sancti Petri de insula Pagi, ordinis sancti Benedicti, Iadrensis diocesis, collatio, provisio, pre-sentatio, electio, seu quavis alia dispositio communiter vel divisim pertinet, omnibusque aliis et singulis quorum interest vel intererit, quosque infrascriptum tangit negotium seu tangere poterit quandolibet in futurum, communiter vel divisim, quocumque nomine censeantur, aut quacumque perfungerent dignitate, BLAS1US archidiaconus ecclesie Nonensis, commissarius et executor unicus ad inlrascripta auctoritate apostolica specialiter deputatus. salutem in domino. Lit-teras sanctissimi in Christo patris ac domini nostri domini Eugenii, divina providentia pape, eius vero bulla plumbea cum cordula canapis, more Romane Curie, im-