— 241 - litico croato. Abati benedittini e legati papali sotto Niccolò II, Alessandro II, Gregorio VII, Urbano lì agiscono di conserva. È merito precipuo del Praga l’aver messo nell’introduzione in dovuto rilievo questa situazione storica in cui sorge e prospera la beneventana in Dalmazia. Dei centri scrittorii della regione, sinora male identificati e poco investigati, l’autore ha preso in considerazione quello dell'abbazia di San Grisogono in Zara, che tanta parte ebbe nelle burrascose vicende della vita politica della città. Esso fu senza dubbio il più antico, il più vivo ed attivo. Dopo aver rintracciato e riunito le reliquie della beneventana che da esso provengono, il Praga ne segue attentamente lo sviluppo a Zara e in Dalmazia. Portata da Montecassino la beneventana in Dalmazia si mette subito per una propria via che è identica a quella che essa segue nelle Puglie: assume cioè forme rotonde, mentre la cassinese tende a farsi angolosa. Pur senza dirlo, nella conclusione, l’autore fa intendere che su questo sviluppo può aver influito la scrittura greca senza dubbio in uso nell’uno e nell’altro thema. Questa beneventana rotonda acquista durante il secolo XI forme così perfette e tradizioni così salde che, nel suo filone principale, tale permarrà sino al suo spegnersi. Ma, staccatasi la Dalmazia nel secolo XII da Bisanzio e passata sotto l’influenza di Venezia e di Roma, e quindi delle scritture e delle forme artistiche dell'Italia del Settentrione e del Centro, accanto a questo filone principale se ne delineano degli altri: come la carolina rotonda comincia ovunque in questo tempo ad essere investita da forme gotiche, anche la beneventana rotonda assume un aspetto angolare. Non è la spezzata cassinese, ma una beneventana che tende a restringersi sul modello della gotica. La strettezza si fa più forte nel secolo XIII, durante il quale l’autore non esclude che, insieme alla gotica, abbia agito anche l’influenza cassinese. A San Grisogono la beneventana muore verso la metà del XIII secolo. Questo, in succinto, il contenuto dello studio del Praga, costruito pazientemente su fonti primissime, l’esame delle quali importava ricerche di anni. Non solo i documenti archivistici, di cui si valse per fare la storia dell’abbazia, dell’archivio e della biblioteca, sono stati da luì diligentemente ricercati e riesumati dagli archivi ; non solo il materiale paleografico e i frammenti di codici, dissepolti e tratti da vecchie coperte di protocolli e di libri delle biblioteche e degli archivi zaratini, sono stati sottoposti a un esame paziente e minuto, ma è stato ristudiato a fondo — come abbiamo accennato — il periodo storico in cui la beneventana fiorì. L’evoluzione di questa scrittura vien messa così in relazione coi fattori politici e spirituali dell’epoca, di cui essa è spesso il prodotto o l’indizio rivelatore. Lo studio paleografico minuzioso e in apparenza arido, trattato da mano maestra, si trasforma in uno strumento efficacissimo di ricostruzione storica e culturale; paleografia e storia si completano a vicenda. In verità il quadro della storia dalmata nei secoli X-XIII, che si ricollega col fiorire della beneventana e ne serve da sfondo, è personalissimo e affatto indipendente da quello che è usualmente presentato dagli storici stranieri (storici italiani che si siano seriamente occupati di questo periodo di storia dalmata purtroppo non ve ne sono!) Le pagine che ne trattano segnano veramente nuove vie all’indagine storica. Concludendo, l’opera del Praga ci sembra un modello di trattazione scientifica, in cui l’esame scrupoloso dei documenti e la perizia del paleografo si accompagnano e si fondono con una visione storica che non si limita al ristretto orizzonte provinciale, ma spazia liberamente nel vasto campo dei movimenti politici, culturali e religiosi dell’epoca. A. Selkm 18