- 130 — Per tutto il medio evo, sino alla venetizzazione dei secoli XV e XVI la situazione etnica in Dalmazia e sul littorale era questa: da una parte la popolazione neolatina delle città, dall’altra, attigua alle mura cittadine, la popolazione slava delle campagne, che già dai tempi più antichi tendeva verso le città. Unica eccezione la regione a sud di Sabbioncello, che nel medio evo conteneva elementi neolatini (rumeni ed albanesi) (cap. 4). L’inevitabile penetrazione degli Slavi nelle città e la conseguente simbiosi si sarebbero svolte nelle seguenti tre direzioni : 1. - Il cristianesimo romano tendeva a estendere la forma della sua religione anche sugli Slavi circostanti. « La lotta dei Neolatini di Dalmazia contro la liturgia slava è assai antica e dal loro punto di vista perfettamente logica. Illogico era solamente l’atteggiamento dei sovrani croati, che in questo riguardo non comprendevano il proprio interesse». L’analisi del materiale onomastico cristiano in Dalmazia dimostra che elementi latini misti a greci furono ricevuti per tempo dagli Slavi, adattati alle loro leggi linguistiche e in parte tradotti (Chrysogonus>Krstvan ; Christophor > Krsto) ; nel culto dei Santi nessuna differenza tra Slavi e Neolatini. 2. - I Neolatini per il solo fatto che formavano una popolazione urbana erano destinati a perire, senza un rinnovamento della popolazione dal di fuori, rinnovamento che poteva aver luogo unicamente per opera degli Slavi ('). Ciò poteva avvenire anche in seguito ai matrimoni tra Neolatini e Slavi, dopo l’esempio che ne avevano dato i re croati. 3. - Il fattore più favorevole alla penetrazione slava in città era la tendenza della popolazione rurale di appropriarsi i beni della cultura cittadina. L’analisi dei termini della pesca, della marineria e di altri mestieri presso gli Slavi dimostra che i Neolatini di Dalmazia furono loro maestri in tale materia. Nella terminologia slava si riscontrano antichi vocaboli neolatini, che gli Slavi ricevettero direttamente dal dalmatico, (') 11 testo a questo punto non riesce molto chiaro: mentre il riassunto francese parla genericamente di « allogenes », nell’ articolo il prof. Skok analizzando una lista di artieri di Arbe nel 1326, constata che pur essendo i loro nomi solo in piccola parte slavi, le persone che li portavano dovevano essere originarie unicamente dalla vicina regione slava; ma immediatamente dopo ammette che alcuni di questi nomi alludono anche a città italiane (pag. 14). Se non si tratta di errori di stampa, è veramente difficile raccapezzarsi.