— 305 — L’art byzantin, Parigi, 1883, pag. 195), rappresentante l’imperatore Romano Diogene (1068-1070) e l’imperatrice Eudossia, che, pur essendo opera d’arte finissima e perfettissima, ha le corone imperiali, nei cerchi e nelle bende, fittamente tempestate di perle, di forma apparentemente rigida come appunto le ha il bassorilievo spalatino. Un riavvicinamento quindi alla corona regale di Eystein di Norvegia è fuor di luogo. Ancora più strano è chel’A. si perda a cercare in imprecise e arbitrarie rappresentazioni su monete o bassorilievi, la forma della corona degli imperatori romano-germanici quando la loro corona, quale era sin dalla coronazione di Corrado li (1027), è fino ad oggi, a Vienna, integramente e magnificamente conservata (vedansi le bellissime tavole pubblicate nell’Illustrazione Italiana, 1934, n. 52) e non ha nessuna delle caratteristiche che l’A. le attribuisce. Anche le argomentazioni cronologiche dell’A. non reggono. Egli propende a credere il rilievo spalatino della seconda metà del secolo XI per poter riconoscere in quel re Demetrio Zvonimiro, al quale è certo che la corona regale fu inviata da Gregorio VII nel 1076. Ma noi, proprio di questo tempo, anzi di questo anno, abbiamo nella stessa Spalato il rilievo del «magister Otto» (cfr. quanto su questo rilievo e sul suo significato storico abbiamo scritto in Archivio storico per la Dalmazia, fase. 65 [agosto 1931], pp. 232, 243 segg.) che attesta una forma d’arte ben più perfetta e quindi cronologicamente molto posteriore. Il rilievo rappresentante il signore in trono è, fuor di ogni dubbio, opera del secolo X e rappresenta un imperatore bizantino. * P. SKOK, Iz mojega « Glossarium-a mediae et infimae latinitatis regni Chroatiae'» (Dal mio « G. m. et i. 1. r. C. »), pp. 47-52. — Proseguendo le sue indagini sulla latinità medievale dalmatica l’a. discute in questo scritto due voci: ecclesia-basilica e rixarius. Il suo studio storico e linguistico della prima è essenzialmente fondato sugli atti dei concili salonitani del 15 luglio 530 e 4 maggio 533 (cfr. il testo in Sisié, Enchiridion, Zagabria, 1914, pag. 157 segg.). Egli stabilisce che in D., come altrove, ecclesia indica l’organizzazione ecclesiastica come istituzione in generale, e come territorio vescovile in particolare; basilica, esclusivamente l’edificio sac»o dedicato al culto. L’esame degli atti lo porta poi ad avanzare la plausibile ipotesi che martarìtanus sia corruzione di muccuritanus. Fin qui nulla da eccepire. Soltanto è da notare che sull’autenticità di questi atti c’è molto da discutere. La condanna espressa a loro riguardo ancora qualche decennio fa da J. ZEILLER (Les origines chrétiennes dans la province romaine de Dalmatie, Parigi, 1906, pag. 172) s’è andata in questi ultimi tempi sempre più aggravando, sì che la loro inattendibilità dovrebbe essere acquisita. Com’è, per esempio, tra altro, possibile il fatto che essi non rechino menzione alcuna della chiesa di Meleda, mentre un papiro salonitano (Marini, l papiri diplomatici, Roma, 1805, 78) fa espressa menzione di una dioecesis nella (in)sula (Meli)tensis ? Giustissima la osservazione della «latinità locale dalmatica», ma essa, piuttosto che in questi atti, va studiata nei due papiri di Salona e nella corrispondenza di Gregorio Magno, nelle cui lettere, i passi riprodotti e gli argomenti confutati dell’arcivescovo di Salona, sono belli esempi della latinità linguistica dalmatica e insigne prova dell’alta cultura teologica del clero salonitano. L’altra parola discussa dallo S. è rixarius. Essa occorre in un doc. spalatino della seconda metà del sec. XI (Racki, Documenta, pag. 128) ed è attribuita a un «Jacobus Marianorum dux». Il Racki la corresse in psar, intendendo fare di quel duce un aulico del re di Croazia e precisamente un sovrintendente ai cani (di caccia) regali. Molto bene lo Sk. stabilisce che rixarius è invece il compio, il lottatore che, nel duello giudiziario medievale (v. la ricca recente monografia G. E. Levi, Il duello giudiziario : enciclopedia e bibliografia, Firenze, 1932, dove sono 22