— 204 de! neolatino di Ragusa * rigulettu da regula coll’evoluzione di e protonica che troviamo p. e. in mircat - mercatum, Mirculanu < Mercurianum o in chircelli. L’ articolo di M. Bartoli Le tre Basolche di Ragusa e la coppia basilica ed ecclesia pp. 413-429, scritto con vivacità, inquadra tutti i rapporti fra le due voci nelle norme della geografia linguistica. Basilica è la voce documentata dal 1275 per le tre chiese di S. Giorgio, S. Clemente e Sant’Uarione (da anteriore Apollinare), mentre non c’è ecclesia. Il B. con tutta ragione insiste sulla concordanza dei resultati della distribuzione geografica e della documentazione per quanto quest’ ultima sia frammentaria. Di basilica e ecclesia nel significato di « chiesa » non v’ è dubbio che ad effetti del neolatino il primo debba esser considerato come fase arcaica di fronte al secondo, anche se basilica è diffuso fra i paesi a cristianizzazione seriore. Uno spoglio delle iscrizioni latine ci dimostra infatti che Roma, l’Africa e l’Iberia, questa molto meno chiaramente delle altre due, sono il territorio di intensificazione di ecclesia, mentre nella Britannia e la Gallia predomina basilica; in Italia il calcolo statistico è poco chiaro; comunque le Alpi e la Cisalpina continuano le condizioni della Gallia, mentre l’Italia Apenninica è più aderente ad ecclesia. Come centro di irradiazione di basilica nel senso di « Aedes sacra » il Bartoli, d’accordo in ciò collo Schiaffini e in contrasto con P. Kretschmer esclude Bisanzio; difatti, se basilica fosse partito da Costantinopoli avrebbe dovuto propagarsi lungo le grandi vie del Sirmio, raggiungere Emona ed Aquilea per espandersi nella pianura del Po La diffusione attuale e le documentazioni sono del tutto contrarie a questa supposizione Con molta prudenza il B. qui si arresta, pago del resultato negativo che del resto è fondamentale per la sua tesi. L’ulteriore esame delle cause dell’innovazione ecclesia porta almeno alla conclusione che «rinnovazione ecclesia è partita da uno o da più porti dell’Africa punica e non è giunta nella Dacia, e solo tardi nella Ladinia e a Veglia e a Ragusa ». Chi scrive questa brevissima recensione vede il problema ecclesia-basilica dal punto di vista della diffusione delle due voci nell’alto medioevo in modo identico al Bartoli, ammette che basilica ed ecclesia sieno mancate nell’antichità alla Dacia, alla Rezia e alla Dalmazia — in ciò di nuovo d’accordo col Bartoli, — ma ritiene che la lotta fra le due voci non sia che un episodio della maggiore vitalità di ecclesia : ecclesia sarebbe l’espressione primitiva nelle aree più antiche di cristianità; a questa subentra (innovazioni edilizie ?) il tipo basilica che diventa predominante in determinate regioni specialmente a Roma ed in Italia, ma che perde di vitalità soppiantato da ecclesia (per l’Italia la dimostrazione toponomastica di questo recedere di basilica non è difficile a portare), che dunque, nella continuità del latino della chiesa non è in tutti i sensi della voce una innovazione, ma deve esser considerata anche come un ritorno a quel tipo che, per tradizione, ci portava alla voce usata da Vopisco, Lattanzio e Aureliano. Come impostazione, come affermazione di metodo, come erudizione intesa nel miglior senso della parola, questo scritto merita di esser meditato. In margine si sollevano altri problemi ragusei (p. e. galatina «gelatina » Malfi, Gravosa, il trattamento di Re-) assieme a coppie lessicali (ubere - mamilla, incipere - initiare) che vengono portate come esempi del nostro binomio e che ricorrono come un « Leitmotiv » attraverso tutta la produzione del Bartoli nell’ultimo decennio. L’ articolo di Bruno Migliorini Di alcuni vocaboli derivati dal nome di Ragusa ha lo scopo di completare e rivedere criticamente il lemma « Ragusa » nel « Roman. Etymol. Worterbùch del Meyer-Lubke », n. 7010. Una inezia, quasi, ma scritta bene e svolta in modo inappuntabile. Dopo aver documentata l’esistenza di raugéo nel fiorentino comune e la diffusione dei continuatori della base nei nostri dialetti orien-