— 192 — ne incominciano a ravvedere e l’opuscolo recente di A. Haller, Gundulicev Osman (Belgrado, 1929) ne è l’indizio più sintomatico. Come pure gli Slavi stessi sempre più imparano ad apprezzare i meriti della Controriforma per il risveglio del sentimento nazionale presso gli Slavi meridionali. Un’opera recente di uno Slavo ne è nuovo indizio: M. MURKO, Die Bedeutung der Reformation und Gegenreformation fiir das geistliche Leben der Siìdslaven, Praga-Heidelberg, 1927. Nuovamente il D. esce fuori della «diritta via», quando afferma senz’altro che « una parte dell’attività letteraria (dei Croati) testimonia un’emancipazione evidente nei riguardi dell’ Italia » ed a tìtolo di esempio ricorda la sola « Pesca » dell’ Hettoreo. Dalle frasi dell’a. chi legge sarebbe indotto a pensare che realmente la letteratuta slava di Dalmazia abbia avuta la sua « parte » di « emancipazione •» o originalità. Invece la verità è ben altra. Non un'opera di tale letteratura può essere ricordata senza che non le si trovi il suo corrispondente modello italiano. Se dell’unica opera, che il D. cita in favore della sua tesi, finora non s’è trovato il modello diretto italiano, ciò non significa che tale modello non esista, ma significa che tale opera è stata finora poco studiata — e infatti la sua bibliografia è molto scarsa — e che quindi il suo modello finora non è stato trovato. E proprio ora noi siamo sulle tracce di tale modello e speriamo di darne fra breve prova che « ogni uomo sganni ». Del resto anche qui, cioè a proposito di opere slave di cui non si conosceva sinora il modello, un jugoslavo, il prof. Kolendic, ci viene nuovamente in aiuto ed ogni suo studio — e ne pubblica parecchi sia pure con eccessiva aridità filologica — è per noi nuovo vanto, nuova e lusinghiera rivelazione. Per cui, in questo senso, la «originalità » della letteratura slava di Dalmazia può essere giudicata con legge di analogia.....senza il bisogno di ricercare nuove fonti italiane. Una delle ultime lance che l’a. spezza in favore del ■ carattere specifico » della letteratura slava di Dalmazia è l’asserzione che nell’attingere alla letteratura d'Italia i Croati ebbero delle predilezioni, cioè manifestarono dei gusti speciali e rivelarono così dei « particolarismi » importanti. Prova ne sarebbe per esempio la fortuna speciale che fra loro ebbero Dante, il Petrarca, l’Ariosto ed il Tasso. Ma sono questi « particolarismi » slavi? Occorre dire che questi sono invece particolarismi della letteratura italiana, logici e inerenti al fascino dei nostri Sommi ed al riflesso rispettivo in singole epoche ? Se seguiamo da vicino il culto e l'eco che i nostri ebbero in Italia nelle loro varie tappe, vedremo che i cosiddetti particolarismi slavi ne sono un semplice riflesso e niente altro. Tipico il caso del Tasso e dell’Ariosto ! E si noti ancora che se si confrontino tali particolarismi con la fortuna che altri poeti italiani ebbero nella letteratura slava di Dalmazia, si vedrà che ogni segno di particolarismo si perde nel mare magno dell’ eclettismo di detta letteratura, che è una delle sue note più caratteristiche e più contrastanti con un’ ipotetica sua essenza « specifica ». La sparatoria finale viene poi nelle considerazioni «di coda» che ricordavamo prima e che culminano nell’ultima battuta, in cui si esalta l'antica letteratura slava di Dalmazia anche per l’impulso che essa diede ai Serbi ed ai Croati nella loro rinascita letteraria all’epoca del romanticismo. Anche qui non siamo d’accordo con l’a. che il romanticismo abbia ispirato ai Croati — non ai Serbi — simpatia e amore per la loro antica letteratura slava di Dalmazia: è nota d’estetica romantica che si riscontra in ogni letteratura d’Europa e che caratterizza così bene l’anticlassicismo romantico. Ma che l’antica letteratura slava di Dalmazia abbia animato i Serbi e Croati nel loro risveglio jugoslavo, cioè nel loro «•illirismo» e nel loro «romanticismo», è questione quanto mai problematica. La prova contraria più bella ce la offrono