— 203 - sione del ciacavismo nella letteratura croata e all’ unificazione di una lingua comune serbo-croata e si cerca di determinare l’importanza di Ragusa in questo processo. Utile come raccolta di materiale è il successivo articolo di M. Tentor sul lessico di Ragusa O dubrovackom jeziku s leksicke strane, pp. 449-457 da cui si deriva che esistono numerose concordanze lessicali fra raguseo e ciàcavo settentrionale che mancano nell’erzegovese. Secondo l’Autore questo fatto si verifica anche negli imprestiti dal dalmatico, dal veneto, dal greco e dal tedesco, di modo che « il raguseo, ad onta dell'invasione generale del più recente sfocavo, non avrebbe mai perduto il contatto primitivo coi più antichi dialetti occidentali del serbo-croato». Ma anche ammesso che i 223 vocaboli esaminati presentino tutti egual valore probativo, e che gli studi lessicali di questa regione abbiano raggiunto un grado assolutamente definitivo in modo da non modificare il quadro tracciato dal Tentor, il procedimento usato è troppo empirico perchè il brevissimo saggio riesca convincente. Ala il quesito posto, merita di essere approfondito. VI. Dukat ha avuto buon gioco ad asserire che gli appunti fatti da M. P. Ka-tancic, De Istro eiusque adeolis commentatio, 1798 al celebre dizionario italiano, latino e illirico del padre gesuita Ordelio della Bella, Venezia, 1728 sono in gran parte esagerati O ingiusti, Katanciceva Kritika Dellabellina rjecnika pp. 473-475. Ma manca ogni tentativo di approfondire l’indagine che rimane costantemente superficiale. Anche qui è un tema che si profila, ancora da svolgere, in margine al precedente articolo. Al ragnsino Pietro Budmani, studioso di cultura vasta e profonda, noto per la sua grammatica serbo-croata, per l’edizione delle opere dello Slatarich, per uno studio pregevolissimo sul dialetto raguseo e ancor più per il grande vocabolario della lingua croata toccò questa volta una sorte impensata: quella di servire a B. Popovic di sperimento per una nuova teoria stilistica basata sui due principii del raggruppamento e della successione : Raspored reci u jednom prevodu Petra Budmani pp. 471-486. Per quale motivo il P. abbia preso come materia di esame proprio una traduzione dal sanscrito — si tratta dei Pet pripovijedaka del 1867 — non riesco a capire, nè ho sufficente competenza per giudicare entro quali limiti 1’ analisi del P. sia esatta e se i resultati guadagnati sieno applicabili in egual misura alle altre opere di Budmani. Chiude la serie uno studiolo di G. Ilinckij sul ritornello raguseo « hoja, lero, dolerije » in cui si solevano vedere dei nomi mitologici. Il confronto con simili ritornelli di canzoni popolari russe e polacche suggerisce all’A. l'idea che il primo vocabolo sia la 2a pers. imperativo di un verbo * hojati > dondolare », che il secondo rappresenti una dissimilazione del vocativo * lela «amato» e il terzo la fusione della preposizione do col genitivo singolare lerije che proverrebbe da un paleoslavo * réleja « cuna ». Può darsi che il lettore rimanga più persuaso della giustezza dell’ interpretazione che il recensente. Il passaggio al secondo gruppo — preslavo — è dato da un articolo dell’ instancabile P. Skok su qualche vocabolo raguseo d’origine nostrale : Iz dubrovackog vokabulara, pp. 429-434. Vi si parla della terminologia del vestiario femminile che all’epoca dell’umanista Filippo de Diversis fu bilingue, esaminando le copie cercellos (ac. plur.) - obozi « pendenti di orecchini » e riguletum - clizak « cuffia della donna maritata». L’indagine è condotta con molta cura, con ampia documentazione e con quella padronanza bibliografica che tutti riconoscono all’autore. Con circellus si connettono evidentemente il neogreco xovqxéXm, l’albanese k'èrkjellè e il rumeno cer-celiu col significato base di « anello »; a sè sembra stare come espressione tipica