- 207 — contrabbando, impoverimento, applicazione del blocco e rafforzamento della coscienza nazionale. Considerato però più da vicino, attraverso le dotte e serene conclusioni dell’ A., esse presentano un quadro ancor più sconfortante. Difatti, 1’ agricoltura subì pochi cambiamenti ed ebbe scarso incremento. La silvicultura decadde sensibilmente in seguito al ristagno dell’industria e della navigazione. L’industria si arrestò pure per la mancanza di materie prime e per il deprezzamento dei metalli. Le vie di comunicazione per terra invece ricevettero vigoroso e fecondo impulso per facilitare il commercio con il Levante ed i movimenti strategici II commercio fu paralizzato dal blocco inglese e dall’ esteso contrabbando. La navigazione addirittura si ridusse ai minimi termini per il vigile imbottigliamento della flotta inglese. Il fisco aumentò dì molto e le imposte non corrisposero ai redditi reali. Il demanio pubblico si arricchì con sequestri e con simili risorse. I bilanci diedero sempre risultati sfavorevoli ed i debiti non furono sanati. Insomma, conclude 1’ A., « le système continental, créateur de l’Illyrie, en fut aussi le fossoyeur ». Interessante pure è la nuova interpretazione che l’autrice ci dà delle cause della creazione delle Province Illiriche Ella non crede affatto alla leggenda romantica ed alla sentimentale supposizione di alcuni spiriti patriottici i quali videro nella formazione delle suddette province il gesto generoso di Napoleone che voleva riunire gli Slavi meridionali — o parte di loro — in una compatta unità doganale, nazionale, statale ecc. Ella invece crede e dimostra che Napoleone ideò e creò le Province Illiriche per strappare le coste dell’ Adriatico orientale al commercio inglese, per assicurare le vie di terra al commercio francese con l’oriente e per legare per terra all’ Italia la Dalmazia, che gli Inglesi avevano diviso per mare. La monografia della P. è ottima sotto ogni punto di vista. È un vero trattato scientifico scritto con grande scrupolosità e bella acutezza. Non ci sono sbandamenti o parentesi o fughe inutili nè, d’altra parte, si possono registrare lacune o difetti deplorevoli. L’argomento prescelto è svolto con grande padronanza della materia particolare e del tema generale. Non c’ è problema o fatto inerenti all’ argomentazione principale che non siano debitamente affrontati ed inquadrati. Ogni dato, ogni fatto sono esattamente documentati. La documentazione del volume in generale è formidabile e nuovissima perchè in massima parte il lavoro procede da fonti dirette ed inedite di numerosi archivi. C’ è poi una bibliografia esaurientissima — critica e ragionata — che rende il libro quanto mai prezioso e fondamentale. Solamente la parte dalmatica non ci sembra abbastanza ricca, per cui si potrebbe, p. es., aggiungere almeno alcuni scritti che sono in ¡stretta relazione coll’argomento essenziale, quali, p es. G. L. GARAGNIN, Riflessioni economico-politiche sopra la Dalmazia, Zara, 1806, V. DANDOLO, La Dalmazia al 31 dicembre 1806, opera economico-polilica..., Zara, 1909. O. CRISTOFOLI, Memoria agraria scritta in Zara l'anno 1790, Venezia, 1790. G. PARMA, Confronti e ragguagli delle monete e delli pesi plateali di Venezia, Trieste e Zara..., Zara, 1803. Ma ciò non toglie 1’ ottima impressione che il bei saggio della P. ci ha fatto e indistintamente può fare. Ottimo saggio assieme al nuovo contributo offerto dal-l’Ufficio Storico del Ministero della Guerra: Gli Italiani in Illiria e nella Venezia, 1813-1814 (Roma, 1930). A. Cronia