— 202 — sotto la direzione del gesuita Marino Gondola e vi abbia fatto dei notevoli progressi (*). Degli scritti di slavistica uno riguarda problemi linguistici senza speciale attinenza con Ragusa: L’imperati/ « poidaj » du moyen serbo-croato. In questa troppo breve nota André Vaillant continuando un articolo in « Slavia » IX, 241, dopo aver asserito, cosa che non fu mai contraddetta da nessuno, che la desinenza della 5» persona singolare dell’ imperativo -ijam del medio ciàcavo (sec. XV-XVI) è limitata all'imperativo atematico dei verbi della classe quarta, cerca le tracce di desinenze similiari in altre formazioni verbali atematiche. Nel Lezionario di Spalato podaimo, podaite, altrimenti spiegati da T. Maretic e da M. Resetar, apparterrebbero a questo tipo. Ma ho l’impressione che si tratti di ricostruzioni estremamente azzardate e che non corrispondono alle premesse di una normale evoluzione fonetica. A Ragusa, alla reazione contro il tentativo di B. Cassio (Kasié), nativo di Pago, di adattare al tipo dalmatico settentrionale (ciàcavo) il dialetto letterario di Ragusa ci porta un’ interessante nota di Marijan Stojkovié, Prva Kaiiceva hrvatsko-srpska knjiga, pp. 465-7 in cui 1’ opposizione è spiegata non solo coll’ avversione a questo ibridismo, ma anche per parecchi errori nell’imitazione del dialetto raguseo e negli sbagli ortografici e di stampa del suo volume. L’importanza di Ragusa per lo sviluppo del serbo-croato è illustrata da A. Belié in una brevissima nota sulla lingua popolare e letteraria di Ragusa pp. 445-8. Come la prima ricevè parecchi elementi dai dialetti vicini, di modo che già nella fase più antica esistevano tracce di notevoli influssi, così anche la seconda, fino dai suoi inizi, sec. XVI, si risente dell’ influsso del ciàcavo letterario della Dalmazia settentrionale e continua ad adagiarsi a tutte le correnti linguistiche serbo-croate, dopo essersi liberata un po’ alla volta dall’ influenza ciàcava. Ma appunto questa tendenza all’ibridismo, determinata dall’afflusso e dagli spostamenti etnici causati dall’invasione turca, ha fatto sì che il raguseo letterario avesse nei secoli XVII-XVIII un’ influenza non trascurabile sulla lingua letteraria di altri centri e, più tardi ancora, sulla riforma della lingua letteraria nel secolo scorso. L’ articolo, che pure contiene ben poco di nuovo e si limita il più delle volte a semplici affermazioni, si legge con interesse anche da chi conosce i risultati delle indagini del Resetar sull’antico raguseo nel-l’ « Archiv fiir slavische Philologie », XVI, XVII donde il B. prende lo spunto e di A. Vaillant sulle origini della lingua letteraria di Ragusa nella « Revue des études slaves », IV, 1924. Utile complemento è un articolo breve, ma denso di fatti e dì idee di M. Ma-tecki, Znaczenie Dubrownika dia jednosci jezykowej serbów i chorwatów, pp. 477-480, nel quale è posto bene in rilievo il dissidio in cui trovavansi scrittori di una città stòcava come Ragusa, a dover adattarsi a mode linguistico letterarie prevalenti per lunga tradizione nella letteratura ciàcava. Si esamina poi il lento adattamento di questa lingua letteraria al tipo del dialetto raguseo che portò in pratica alla soppres- (L) È strano che il Dayre, parlando di Cosimo III e scarseggiando di notizie, non abbia ricordato l’omaggio significativo di Giacomo de Reutenfels «De Rebus Moschoviticis ad Cosmum 111. Etruriae ducem » (Padova, 1680), ed abbia pure ignorata l’interessante corrispondenza di Cosimo 111 con Pietro il Grande di Russia, pubblicata dal benemerito, ma obliato polonista italiano S. Ciampi nelle dense raccolte « Notizie di medici, maestri di musica e cantori, pittori, architetti, scultori ed altri artisti italiani in Polonia, e polacchi in Italia » (Lucca, 1830).